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Sunset in a lost place

Sunset in a lost place


Rainy Days Ain’t Over Yet

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Body Lights

Jenny Holzer, I've 2008

Jenny Holzer, I’ve 2008

 

Buona overdose cioccolatosa a tutti e viva il Natale di Roma! (… Città Eterna che, a quanto pare da nuove fonti archeologiche, fosse molto più antica e sviluppata di quanto il buon Tito Livio credesse! ora Giacobbo lancerà tutta una serie di nuovi documentari shock : la Lupa era un drone marziano e Romolo il grande esploratore dello StarGate italico-venusiano. Il tutto condito da Templari saltatempo e Graal transatomici.)

Come filano veloci i giorni… gli ippocastani sono in fiore in tutta Parigi, vagamente illuminata da un sole fantasma, mentre i ciliegi del Giappone hanno già perso il loro manto delicato rosa. Ho già distrutto due paia di scarpe nei miei continui spostamenti in tutta l’Île-de-France, a caccia di nuove foto e (improbabili) opere d’arte (tra cui un abbinamento molto hipster furtivamente intravisto nella metro : pantaloni neri style boyfriend con bordi rialzati sulla caviglia, che lasciavano intravedere meravigliosi calzini rosa antico in scarpe lucide rosso bordeaux). È da un mese ormai che collaboro allo sviluppo di una galleria internazionale online per gallerie d’arte contemporanea (il titolo è proprio questo), progetto molto ambizioso nel quale cerchiamo, per quanto possibile, di permettere ai visitatori del sito di passeggiare virtualmente nelle gallerie esposte, attraverso un fornito database di opere e artisti. Se volete curiosare, ecco il link : ArtAddict.net. Oltre ad occuparmi della parte grafica per la nuova presentazione della newsletter settimanale e della homepage, tramite l’uso di Illustrator e Indesign o Inkscape e Scribus (fantastici!), devo anche animare i famigerati social networks, Facebook, Twitter, Weibo e Linkedin, di cui devo ancora chiarire del tutto le dinamiche d’interazione (per ora, ho notato che il titolo “Let’s talk about sex” ha provocato un boom di visite – how surprising). Tra le molte novità da gestire, c’è tutta una nuova prospettiva sull’arte contemporanea : ho realizzato che, finora, non avevo capito nulla dell’arte, sopratutto dell’arte contemporanea (nel seguente link si può scaricare un meraviglioso manualetto per bambini edito dal Moma NY : WICA_PREVIEW). Spesso mi sono chiesta cosa sia Arte e cosa non lo sia, come si possa trasformare banali oggetti in opere d’arte (oppure spacciare schifezze per geniali trovate artistiche), se l’Arte sia solo ribellione e provocazione, etc.

Questioni esistenziali perfettamente espresse nelle opere irriverenti di Maciej Ratajski:

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Come interpretare questa installazione di Jordan Wolfson, con la collaborazione di Spectral Motion, esposta alla David Zwirner Gallery di New York? Un complesso porno-cyborg con il volto da strega, che balla davanti ad uno specchio seguendo con lo sguardo bieco i voyeur capitati nel bel mezzo dello spettacolo?

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zKTY5_ad0Lk

Oppure le delicate trine di Ghada Amer, a sfondo erotico ma dal conturbante messaggio femminista?

O ancora A.G.N.E.S., spam-bot sensibile che aleggia nei server di Serpentines Galleries? L’intervista con il curatore Obrist è quasi impressionante…

Molte riflessioni da elaborare, ancora. Se è vero che con il nome d’arte contemporanea si propinano molte porcherie che vengono comprate a fior di quattrini per semplice moda vanesia, esistono anche molte opere veramente stimolanti, non solo dal punto di vista estetico, ma anche concettuale.

Tra le bellissime mostre primaverili a Parigi (ancora devo scrivere di due splendide esposizioni invernali, ma verranno presto!), oltre a Van Gogh et Artaud, les suicidés de la société, esposta al Musée d’Orsay (alla quale intendo dedicare un post, se non stramazzo al suolo per la fatica), sono andata a vedere Mapplethorpe al Grand Palais, nonché Mapplethorpe & Rodin al Musée Rodin.

Join the dark side

Join the dark side

 
“I see things like they were sculptures. It depends on how that form exists within the space”. Robert Mapplethorpe

“I see things like they were sculptures. It depends on how that form exists within the space”. Robert Mapplethorpe

Mapplethorpe nutriva una vera ossessione per i corpi, che considerava come contorni dinamici nello spazio, con un’attenzione particolare per i dettagli, la materia e la black beauty. Tensione del movimento, contrasti di luce ed ombre, sensualità ed erotismo delle forme maschili e femminili, passione e dannazione, ecco i temi estetici comuni ai due artisti – e quest’ultima esposizione si rivela essere un confronto e un dialogo estremamente intrigante tra due geni.

Non mancano le sorprese : qui potrete scoprire i rifugi preferiti del fotografo pazzo e della sue musa Patti Smith, passeggiando virtualmente in New York (cliccate sui punti colorati).

Vi lascio con le reazioni di Elyx by Yak, simpatico personaggio parigino nato in un taccuino itinerante :

En garde!

En garde!

Bleah!

Bleah!

 

Hypnotizing Patti!

Hypnotizing Patti!

Movement and Tension, Black and White/Light and Shadow, Eroticism and Damnation are just some of the major issues running through the works of the two artists. – See more at: http://www.musee-rodin.fr/en/exhibition/exposition/mapplethorpe-rodin#sthash.tnZ3oiDJ.dpuf
Movement and Tension, Black and White/Light and Shadow, Eroticism and Damnation are just some of the major issues running through the works of the two artists. – See more at: http://www.musee-rodin.fr/en/exhibition/exposition/mapplethorpe-rodin#sthash.tnZ3oiDJ.dpuf


Leaving Soon (Golden Shades – Railroads)

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Rusty Skies

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“I want to feel both the beauty and the pain of the age we are living in. I want to survive my life without becoming numb. I want to speak and comprehend words of wounding without having these words become the landscape where I dwell. I want to possess a light touch that can elevate darkness to the realm of stars.” Terry Tempest Williams

Sul suo piccolo asteroide, al Piccolo Principe bastava spostare la sua sedia per godersi cento tramonti al giorno. Vagando per Parigi dall’alba al tramonto, si possono cogliere cento sfumature… di arancia meccanica (I’m bad, bad, bad!).

Ultimamente mi torna spesso in mente il bel poema-patoum di Baudelaire, Harmonie du soir : la sua musicalità e le immagini evocate rispecchiano splendidamente la misteriosa malinconia del calar del sole, simile alla passione di Cristo. Morire e poi risorgere. Le soleil s’est noyé dans son sang qui se fige…

Voici venir les temps où vibrant sur sa tige
Chaque fleur s’évapore ainsi qu’un encensoir;
Les sons et les parfums tournent dans l’air du soir;
Valse mélancolique et langoureux vertige!

Chaque fleur s’évapore ainsi qu’un encensoir;
Le violon frémit comme un coeur qu’on afflige;
Valse mélancolique et langoureux vertige!
Le ciel est triste et beau comme un grand reposoir.

Le violon frémit comme un coeur qu’on afflige,
Un coeur tendre, qui hait le néant vaste et noir!
Le ciel est triste et beau comme un grand reposoir;
Le soleil s’est noyé dans son sang qui se fige.

Un coeur tendre, qui hait le néant vaste et noir,
Du passé lumineux recueille tout vestige!
Le soleil s’est noyé dans son sang qui se fige…
Ton souvenir en moi luit comme un ostensoir!

Les Fleurs du mal – Spleen et Idéal – Charles Baudelaire

Questo giallo (o porno-thriller) sarebbe piaciuto molto a Baudelaire

Questo particolare giallo (o porno-thriller) sarebbe piaciuto molto a Baudelaire

La mia macchinetta fotografica con telecamera incorporata somiglia ad un phon da viaggio (o al prototipo preistorico del cacciavite supersonico del dottor Who : due militari cinesi mi hanno fermata pensando che fossi una spia), ma tiene comodamente in tasca, ha resistito a uno scivolone giù da un burrone in Corea (è una lunga storia, credevo che non sarei mai tornata dal periplo mitologico – a dire il vero ci sono state varie volte in cui ho creduto che non sarei mai tornata viva, ma in fondo ero partita con l’idea di non tornare, come in tutti i miei viaggi), è waterproof (sono passata sotto una cascata in Nuova Zelanda e ho guadato un torrente in Australia) e può catturare delle meravigliose fotografie crepuscolari ad alta risoluzione, senza che io debba in seguito ricorrere a Gimp o Photoshop. Si tratta di una Panasonic HX-WA10.

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Nel prossimo post, parlerò di Simone de Beauvoir e Sartre, ossia della nascita del mito dello scrittore squattrinato, avventuroso e de mauvaise foi esistenzialista, perennemente seduto in un café parisien a scribacchiare e chiacchierare con altri scrittori/artisti/bouleversantes. Nel frattempo, ecco un brano che mi ha colpito molto (il perché verrà spiegato al prossimo episodio) :

“I myself would become an imaginary character : I’d have its necessity, its beauty, its gleaming transparence ; it was that transfiguration that I longed to become. I was charmed, and still is, by the shimmering reflections dancing on windows and waves ; I used to follow them for hours, curious and delighted : I dreamt of being split in two, so to become a shadow who would pierce the hearts and haunt them.”

Simone de Beauvoir, La Force de l’Âge

È vero che ogni scrittore, in fondo è un gran narcisista?

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In Bloom : Playing My Bohème

Crépuscule à St-Placide, Paris

Crépuscule à St-Placide, Paris

Ultimamente mi piace molto girovagare dalle parti di Grands Boulevards, popolata da piccoli teatri sgangherati (le Théâtre du Nord-Ouest, dove è possibile chiacchierare con gli attori al bar dopo lo spettacolo), bistrots scadenti, cafés rétro, bettole polverose e splendide gallerie d’inizio ventesimo secolo, piene di libri antichi, negozietti di filatelia, giocattolerie d’altri tempi e chocolaterie gasconde. La Galerie des Panoramas et il Passage Jouffroy sono diventati i miei rifugi preferiti.

Galerie des Panoramas, Paris

Galerie des Panoramas, Paris

Forse perché ospitano un vecchio ristorante tutto in legno stile liberty dove si possono gustare le migliori quiches di Parigi, l’Arbre à Cannelle, e una sala da tè molto kitsch e confortevole, le Valentin, che propone dei pasticcini deliziosi, da assaporare con un bel tè o una cioccolata calda, leggendo La Force de l’Âge della magnifica Simone de Beauvoir o scrivendo in un taccuino per tre o quattro ore, senza essere disturbata. Una volta mi hanno quasi chiuso dentro. Avrei sognato croissants aux amandes per tutta la notte!

Chez Valentin, per un'orgia di cioccolata viennese e croissant aux amandes, chocolat et pistaches

Chez Valentin, per un’orgia di cioccolata viennese e croissant aux amandes, chocolat et pistaches

Mentre passeggiavamo nei pressi di Champs-Élysées, ci siamo imbattute in una giovane coppia italiana alla ricerca del metrò più vicino : “Du iù spik inglish?” – “Anche italiano”. Dopo svariati consigli turistici e gastronomici, spuntò la seguente osservazione : “Comunque, si vede che siete tipe che leggono molto.” (per via degli occhiali? o della sciarpona da studentessa squattrinata?). E poi, un’ultima domanda : “Ma non vi manca l’Italia?”

Sì. No. Perché dopo aver viaggiato tanto a lungo, non sento più di appartenere ad una sola città. E se il ritorno è il mio eterno fantasma, non ho la pazienza per affrontare quel sentimento di estraneità permanente che mi assale una volta a Roma, anche se la Città Eterna è sempre nel mio cuore. È la sindrome di Ulisse, my dear. Vorrei avere radici solide, ma so che deperirei di noia se dovessi restare a lungo in un unico luogo. Wanderlust!

Intanto, ecco qualche altro scatto di primavera parigina. Good luck, wanderers!


Wanderings

Parigi si appresta già ad accogliere la pazza primavera e regala qualche sparuto raggio di sole tra le nuvole contrastate, degne di un pennello d’impressionista. Ieri notte sono capitata per caso in uno splendido bar nell’undicesimo arrondissement –Le Perchoir-, poco conosciuto e nascosto all’ultimo piano di un vasto garage  o rimessa industriale decadente ricoperta di graffiti e collages : dall’immensa terrazza del locale lo sguardo abbracciava tutta la Ville Lumière, avvolta nel tenero silenzio di una sera mite… rotto improvvisamente dagli schiamazzi di allegri festaioli lanciatisi in una strepitosa scommessa : in quanto tempo sarebbero riusciti ad ingozzarsi di un chilo e mezzo di patatine belga alla salsa samurai prima di accasciarsi al suolo per overdose di fritto? (ho provato anch’io, ma devo dire che il megaburger e 500 g di patatine mi hanno messo k.o. quasi subito!)

Mentre passeggiavo per le stradine deserte del quartiere di Oberkampf, non so come, sono finita a parlare di ciliegi in fiore con un giovane militare richiamato in missione, “non per uccidere, ma per salvare la gente”, come disse lui. Gli rincresceva dover partire proprio adesso che la primavera stava arrivando, perché non avrebbe visto la piazzetta inondata di petali rosa, e la fioritura dei ciliegi durava solo tre settimane. Le cose belle erano quelle più effimere, secondo lui. Carpe diem, sussurrano i rami dei ciliegi luccicanti di gemme. La bellezza risiede in ciò che non si può possedere. Gli raccontai del Giappone, di come fui tanto fortunata da poter contemplare la fioritura dei ciliegi sia al Nord che al Sud, e gli parlai dello strano signore francese (la versione maschile di Maga Magò!) approdato all’ostello di Nagasaki, che preferì assistere alla lotta dei sumo e dedicarsi ad orrendi esperimenti culinari, di cui fui quasi la vittima. Ma tutto questo è un’altra storia… (nonostante ciò, Nagasaki mi rimase nel cuore).

Sono diventata da poco assistente in una galleria d’arte moderna e credo che ne vedrò delle belle! Si aggiungerà quindi una nuova rubrica, che verrà a completare i diari di viaggio, i croccanti aneddoti parigini e le mie elucubrazioni da intellettualoide da strapazzo, book-junkie che non sono altro : mesdames et messieurs, à bientôt pour la F.I.O.C! Fiera Internazionale di Obbrobri Contemporanei!

Intanto, vi regalo qualche scatto parigino! (I collages sono stati affissi al Marais e realizzati da Mimi the Clown e il misterioso Sobr).

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