Archivi del mese: luglio 2013

Boulevard of broken bonds

Zilda and R.O, Palimpsestes, Rennes

Zilda and R.O, Palimpsestes, Rennes

Sono tornata da più di un mese e già ho ripreso a viaggiare tra Roma e Parigi, con una visita lampo ad Heerlen, in Olanda, per rapire mia sorella alla solitudine fiamminga. Ancora adesso, svegliandomi nel cuore della notte, non so più dove sono, se a Santiago, Bangkok o Seoul. Ero tornata con la consapevolezza, ormai, di potermi destreggiare in qualsiasi situazione, come un gatto che ricade sempre sulle sue zampe (Matisse no, lui è un magnacrocchette professionista), ed ecco che i miei vecchi fantasmi erano lì ad attendermi, attorcigliandosi di nuovo intorno a me con i loro tentacoli di paure e insicurezze. Dannazione! Ma non mi lascerò sommergere, no! Vade retro, insulse creature, ombre obbrobriose!

Ehm... vade miao! miao!

Ehm… vade miao! miao! Checcarini!

In questi dieci mesi, quante avventure, quanti altri viaggiatori incontrati, quante nuove amicizie, quante volte mi sono chiesta se sarei tornata viva (e sì, certe peripezie rimarranno top-secret e non verranno mai divulgate presso i genitori!), quante nuove lingue imparate… ed ora eccomi a  compilare innumerevoli lettere di motivazione, dicendo che scongelare  confezionare hamburger era sempre stato il sogno della mia vita. Firmato : Fuck you, I’m Batman!

In questo anno di assenza, mio nipote di due anni ((Monsieur Tout Petit) ha imparato a camminare, giocare a pallone e ascoltare i Pink Floyd. Ora la grande sfida sarà parlare : capisce perfettamente l’italiano e il finlandese, ma si sforza di parlare francese, perché è la lingua degli altri bambini e quindi del gioco. Che confusione, tre lingue! e come fare, se une stesso suono, in italiano, finlandese, francese, ha un significato diverso? Basti pensare che, in finlandese, “cazzo merda” significa “che bel mare!”. Invece, in italiano…

Finora, sono vissuta con l’ideale de ritorno, l’infinito e tanto agognato nostos, ma tornare è complicato ; ho dovuto fare i conti con emozioni e pensieri contrastanti, aggrovigliati, difficili da confessare a se stessi. Non è stata solo la frenesia del ritorno a ritardare il racconto del viaggio che vi avevo promesso… Ma un sentimento puerile e molto egoista : volevo tenere ancora per me le storie, custodirle ancora per un po’ in un angolo recondito della memoria, per convincermi che no, non era stato solo un sogno, che le impressioni stampate sulla pelle e nel cuore (e la libertà, l’infinità libertà dell’essere) non sarebbero svanite nel nulla al contatto con la realtà. Un mio amico mi disse che ero afflitta da Wanderlust, la sete di vagabondaggio, o forse era Sehnsucht, lo struggente desiderio di desideri, non so… Molto più semplicemente, direi che si tratta di sindrome di Gollum associata a inguaribile disfunzione da Pi-chan, ossia totale distorsione spazio-temporale.

Ebbene, è tempo di uscire fuori dal guscio! Ho passato gli ultimi giorni ad esplorare le strade meno frequentate di Parigi, entrando negli hangar abbandonati coperti di graffiti, intrufolandomi dentro atelier minuscoli, interamente ingombrati da tele sparse qua e là,  intervistando giovani artisti per un articolo che verrà pubblicato a fine luglio su un giornale d’arte cinese. Certi quartieri di Parigi, ora, mi ricordano Buenos Aires, la bella addormentata, per la loro atmosfera abbandonata e apparentemente inerte, che nasconde, tuttavia, una frizzante vita underground

Fine del Prologo! Prima Puntata di Skias in Wanderlust : Buenos Aires, querida! Jet-lag, monsoni, noche de tango al lume di candele, crisi, abbandono, ukulele, empanadas e ombre del passato!

Your faithful reporter!

Your faithful reporter!