Archivi del mese: settembre 2012

Hasta luego, Argentina (bienvenidos en Bolivia)

E passato un mese dalla nostra partenza da Parigi e abbiamo vissuto talmente tante avventure che non riesco ancora a credere ai miei occhi.

Dopo Buenos Aires, dove abbiamo vissuto quattro giorni senza elettricità a causa della pioggia torrenziale, abbiamo percorso tutto il nord del paese in  bus (le distanze sono immense, non bastano  17 ore di viaggio per arrivare a Puerto Iguazú) : dai finestrini sfilavano paesaggi solitari, verdi e paludosi cosparsi con qualche mucca e vivienda, poi la terra rossa di ruggine delle Missioni Gesuite, le cascate immense di Iguazù, gli orizzonti riarsi e montagnosi, popolati da cactus e lama, della regione di Salta.

Nelle Missioni, abbiamo seguito un militare delle Guardacoste Argentine (responsabile del controllo del narcotraffico tra i due paesi limitrifi) attraverso selva, alla frontiera con il Paraguay, visitato un villaggio guaraní e quasi parlato con il cacique per scoprire le leggende diu questo antico popolo indio. Il giorno dopo, abbiamo passato la fontiera con il Paraguay e siamo sopravvissute ad un trekking tra le rovine di Trinidad con un Tedesco pazzo.

A Cordoba, abbiamo ballato tutta la notte (fino alle otto del mattino) sulla musica de La Mona Gimenez, cantante che incarna tutto lo spirito di questa frizzante città, e abbiamo evitato per un pelo di scontrarci contro il camioncino della Nazionale Argentina (il nostro conducente era più che ubriaco). La bibita tipica di Cordoba è il Fernet-Coca (1/3 di Fernet-Branca e 2/3 di Coca Cola) e se ne bevono a litri (spesso si finisce con il bere direttamente da una bottiglia di Coca da 3 l tagliata a metà). Credo che in quei tre giorni a Cordoba abbiamo dormito sí e no otto ore : in Argentina non si esce prima delle due e mezza del mattino per andare a ballare (si cena alle undici e ci si ritrova dagli amici per bere, nell’attesa di salir a la calle). Eravamo ospiti in una famiglia di origine piemontese, in piena campagna, a pochi chilometri dalla Sierra : in casa, oltre a quattro cani e otto gatti ufficiali, avevano anche un agnello di sette giorni, Quililo. 

A Salta, ridente cittadina del Nord, abbiamo ritrovato il nostro Tedesco Pazzo, di ritorno da una scappatella di cinque giorni a dorso di lama nelle montagne del Perú. Per festeggiare il nostro incontro, abbiamo percorso tutti i bar con concerti di peña e mangiato delle ottime empanadas di lama, pollo carne, humitas e tamales (specialità al mais, cotto in foglie di mais). A Salta, abbiamo salito i 1070 gradini del monte Moreno per ammirare la città incastonata tra le montagne e visitato il museo archeologico, dove si trovano le mummie dei bambini sacrificati al Cierro di LLulliallaco (una cerimonia molto particolare, nella quale i bambini più belli dei cacique erano inviati a Llulliallaco per simulare un matrimonio che unisse le diverse popolazioni sotto dominio inca, e al ritorno, dopo essere stati accolti come re, erano tramortiti di chicha, alcol di mais, e sepolti vivi con alcuni oggetti rituali : in questo modo, diventavano dei geni che univano gli uomini agli dèi). 

Poi siamo risalite verso Tilcara, dove abbiamo scalato la pucara, fortezza india in mezzo ai cactus, e assistito impotenti alla sparizione della tivvù nel nostro ostello (come i ladri siano riusciti a compiere tale azione in assoluto silenzio è ancora un mistero).

A Purmamarca, abbiamo scarpinato tra la terra blu e viola del Cierro de los Sietes Colores : montagne immense striate di verde chiaro, verde scuro, azzurro, viola, rosa, rosso, giallo… e monti rossi simili a termitai che si elevano nel mezzo del letto del fiume a secco, il vento che sibila freddo e spietato tra le roccie… incredibile! Abbiamo elevato un tumulo di sassi per ringraziare la PachaMama di tanta maestosità.  A Humahuaca, abbiamo preso il bus fino a Iryua, paesino sperduto tra le montagne : tre ore di pista tra le sierra, i cactus, i guanaco (lama selvaggi), i fuimi a secco e le donne indiane con il loro cappello nero a tesa larga, la treccia lunga e le gonne coloratissime. Mozzafiato (forse anche per l’altitudine, ma la bellezza dei paesaggi è davvero impressionante) e sedere a pezzi.

Oggi abbiamo lasciato l’Argentina e varcato a piedi la frontiera con la Bolivia. Siamo a più di tremila metri di altitudine.

 

 

P.S. :  Post più completi sul blog thethreeballadeers.wordpress.com (mi dispiace : sto annotando tutto sul mio diario di viaggio, e appena tornerò al mio fedele computer, racconterò per bene, con tanto di foto, le avventure in ogni paese, e non solo un o stringato riassunto mensile!)