A skeleton in your closet

Leggere Saramago è quasi un’esperienza metafisica. La voce narrante, ironica ed onniscente, che scruta nel profondo dell’animo dei personaggi, così umani, incanta come le sirene, guida il lettore tra gli scogli dell’ipocrisia e si prende gioco delle convenzioni sociale e letterarie inventate dagli uomini.

Leggere Saramago è fare un tuffo nella meta-letteratura : bisogna inspirare profondamente prima di lanciarsi nei suoi dialoghi con una punteggiatura così particolare (simile in questo a Beckett, forse), nei quali le repliche dei personaggi si susseguono vorticosamente, si accavallano, si confondono in un unico flusso di coscienze diverse, trivellano sempre più in profondità, svelando, come in uno scontro serrato di dialettica socratica, i pensieri nascosti e le contraddizioni dell’animo. Le sue frasi lunghe, lunghissime, eppure perfettamente equilibrate, come un periodo ciceroniano, sfidano la concentrazione del lettore, lo invitano a soppesare ogni parola per non lasciarsi sfuggire l’implacabile logica che avvolge tutta la trama.

Nessuno si salva dalla lama tagliente del linguaggio, dallo sguardo impertinente del narratore che si diverte a rigirare le parole, riflettere sul loro significato, giocando sui qui-pro-quo (perché, bene o male, le parole si devono sempre interpretare) e gli abusi semantici, le piccole grandi menzogne che spesso e volentieri vengono propinate nei discorsi ufficiali o nei monologhi interiori per giustificare un’azione meschina, una mancanza di probità e la tendenza a raccontarsi favole.

In Le Intermittenze della morte  (forse un implicito clin d’oeil ad un’espressione di Marcel Proust, “Le Intermittenze del cuore” : a causa di eventi inaspettati,  i ricordi si intrufolano nella vita quotidiana, mettendo in luce alcuni aspetti di sé che erano rimasti finora nell’ombra dell’oblio), Saramago racconta delle bizzarre interazioni della morte in un certo paese : un giorno, la morte decide di sospendere la sua attività e più nessuno muore, ma i malati terminali rimangono indefinitamente sospesi in uno stato di coma. Se la popolazione, in un primo momento, aveva gioito di questa novità assoluta perché vedeva realizzato uno dei sogni più antichi dell’uomo, sfuggire alla morte, ben presto si accorge che morire non comportava solo svantaggi : le pompe funebri, ormai senza clienti, sono costrette ad imbalsamare gli animali, che continuano a vivere e morire, mentre le polizze di assicurazioni sono sommerse da lettere di annullamento da parte dei clienti infervorati di immortalità. La chiesa cattolica, così come tutte le religioni, poiché sono fondate sul paura della morte, è in crisi : come giustificare la loro esistenza, oramai, se la promessa della resurrezione non  è più necessaria? Come faranno ora gli ospizi, o case del crepuscolo felice, se non c’è più la rotazione dei pensionari? Come si devono trattare i non- morti? è giusto aiutarli a morire, portandoli oltre il confine del paese dove non si muore, oppure la famiglia e gli ospedali devono curarli finché non ritornerà la morte?

Una riflessione sull’eutanasia, sulle folli menzogne degli uomini si delinea sotto l’ironia tagliente del narratore : assistiamo così alla nascita della maphia con il -ph per il trasporto dei corpi inerti dei non-morti, degli intrighi di Stato, dell’ambiguità morale, fin quando la morte, esasperata, non decide di scrivere al direttore del giornale : molto divertenti tutte le paranoie dei responsabili del popolo, dei giornalisti e dei grafologi che criticano la straordinaria epistola tutta sgrammaticata, firmata semplicemente “morte” con la emme minuscola. In una seconda lettera, molto più minacciosa, la morte spiega che esistono diverse piccole morti, subordinate ad una Morte assoluta, terribile, di cui gli sciocchi uomini non hanno la più pallida idea : che la smettessero, quindi, di usare e correggere a sproposito le parole, secondo i loro pregiudizi. D’ora in poi, si tornerà a morire, ma con una novità : i morituri riceveranno, una settimana prima del giorno fatale, una lettera violetta della morte in persona, per avvertirli, in modo che preparino il loro testamento e dicano con calma le loro ultime parole agli esseri cari. Peccato che la più parte si butti in orgie, stravizi vari, o per i più stoici, tentati suicidi.

Mi è piaciuto molto il finale alla Vi presento Joe Black ; mi ha intenerito la morte quando si ritrova a fantasticare di poter usare delle acherontia atropos per comunicare al destinatario la sua morte imminenti, ho adorato le frecciatine del narratore alla Chiesa (Saramago, in Caino il Vangelo secondo Gesù Cristo, si diverte a riscrivere in chiave ironica l’Antico ed il Nuovo Testamento… leggeteli, leggeteli! e se vi interessa, c’è anche Il Vangelo secondo Biff, di Christopher Moore : la vita di Gesù è raccontata dal punto di vista del suo angelo compagnone e combina guai, nelmondo moderno) alla massa degi uomini.  Non vi racconto tutto il finale (solo un piccolo spoiler, perché mi lascia perplessa : la morte, in un certo senso, impara a morire per vivere con più intensità, supera se stessa per amore dell’arte), sarebbe un peccato, ma c’è un riferimento ad un altro romanzo di Saramago, Tutti i nomi, perché le parole, l’arte (è lei che salva la morte e dalla morte), la cecità, la morte, la solitudine, l’ossessione degli archivi e della scrittura sono i veri eroi della saga dei suoi romanzi ; ogni opera dello scrittore contiene enigmi che vengono elucidati in altri scritti : per esempio, la relazione tra i morti ed i vivi, oppure la presenza di un uomo solitario e di una donna misteriosa di trentasei anni, bella e severa, che tutti cercano, e nessuno sa se è morta oppure no… mumble mumble.

I romanzi di Saramago non sono facili da leggere, devono essere decriptati, l’allegoria dell’umanità deve essere questionata, declinata sotto diversi aspetti, divorata, digerita, compresa e personalizzata dai propri miti. Stimolano la riflessione ed arricchiscono, secondo me, l’anima, con i loro moltelplici messaggi. Anche se, a volte, il narratore si intromette un po’ troppo ed i dialoghi sono difficili da seguire, per via delle continue virgole, senza a capo, e della mancanza di punti interrogativi. D’altronde, Saramago ha giustificato questa sua scelta con l’argomento della verosimiglianza : nella realtà, nessuno parla come se andasse a capo, aggiungendo un punto interrogativo alla fine della sua domanda.

Considero bello un romanzo quando mi sconvolge, mi questiona, mi spinge ad andare oltre, a vivisezionare la scrittura, quando mi commuove, quando i personaggi diventano dei compagni di viaggio, quano mi apre nuove prospettive.

Un bel romanzo deve farmi questo effetto :

P.S. : Qui potrete trovare un’intervista a Saramago, in cui espone il suo umile punto di vista sul mestiere di scrivere. Per lui, la scrittura non è sacra, ma è un lavoro ed in quanto tale deve essere fatto bene. La scrittura è un bel paio di scarpe che accompagna il lettore nei sentieri impervi dell’animo umano.

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4 responses to “A skeleton in your closet

  • crysalis88

    D’accordo su ogni singola parola da te espressa su questo piccolo capolavoro e su Saamago in generale. Questo scrittore è uno dei miei preferiti in assoluto. Quello che riesce ad esprimere, nel suo particolarissimo modo, è semplicemente immenso.
    Bhè, non c’è nient’altro da dire, hai già detto tutto. Bellissima analisi di un bellissimo libro. 😀

    • kodamae

      Sì, Saramago è immenso e sono proprio felice di poterlo leggere e rileggere! Ci sarebbe tanto altro da dire, ma non volevo guastare il piacere della sfida per chi non l’avesse ancora letto e desideravo lasciare spazio all’opinione altrui 😀
      Bellissima la tua vignetta, mi ha fatto tanto ridere! Nelle librerie si può sempre osservare una fauna particolare 😀

  • cassettino

    Caino e le Intermittenze mi sono piaciuti/mi piacquero meno – di Saramago ho letto pure le etichette delle mutande. la ragione sta nel fatto che fossero costruiti molto di testa, a sensazione, e meno di pancia.
    dico la verità: non è facile leggerlo ma è stato il primo autore che mi è stato facile leggere.
    per me è inutile discutere oltre: Saramago ha sempre ragione.

    ho pensato a lui quando l’altro giorno in ospedale una signora, parlando, mi fa:
    – Perché, tu non credi?
    – Credo ad ogni cosa, finché la sto leggendo.

    • kodamae

      Risposta fantastica 😀

      è vero, l’intellettualismo de Le Intermittenze e di Caino (mi sembra più un pamphlet contro la Chiesa) è meno emozionante; nonostante questo, la lettura è stata molto interessante : avevo l’impressione di vedere Saramago scrivere il suo romanzo e sviluppare e modificare la trama sotto ai miei occhi. è strano, ma ho sentito che lo scrittore era un personaggio nella storia, traspariva in filigrana attraverso la voce del narratore. Probabilmente ho detto un mucchio di sciocchezze.

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