Exis versus Praxis (re-invent yourself, literally)

Ecco alcune citazioni di Sartre, tratte da qu’est-ce que la littérature?, che mi sembrano ancora molto di attualità : se all’epoca lo scrittore doveva svincolarsi dalla dittatura del comunismo e del capitalismo per creare una società socialista, libera dalla schiavitù dell’uomo da parte dell’uomo, conquistando i mass media per comunicare con un pubblico più vasto e più vario, oggi, secondo me, si deve ricreare una cultura che non sia solo intrattenimento di massa  o specializzazione spinta.

Di recente, Vargas Llosa, nel suo saggio La civilisacion del espectaculo, denuncia la banalizzazione della cultura : secondo lo scrittore, l’arte di massa ha reso la cultura frivola, inconsistente, sciatta ; il lettore, cos’ come l’auditore o lo spettatore, deve oramai guardarsi dagli “spacciatori di cultura” che propinano frivolezze, cambiano le parole e le dunudano del loro senso. Come si può definire la cultura di massa? è davvero così negativa? Chi sono gli scrittori che creano cultura o la arricchiscono? Lo scrittore deve adeguarsi al suo pubblico oppure lo deve, in un certo senso, sfidare ad andare oltre?

“La fonction d’un écrivain est d’appeler un chat un chat. Si les mots sont malades, c’est à nous de les guérir. Au lieu de cela, beaucoup vivent de cette maladie. La littérature moderne, en beaucoup de cas, est un cancer des mots. (…) En particulier, rien n’est plus néfaste que l’excercice littéraire, appelé, je crois, prose poétique, qui consiste à user des mots pour les harmoniques obscures qui résonnent autour d’eux et qui sont faites de sens vagues en contradiction avec leur signification claire.” 

(La funzione di uno scrittore è di chiamare le cose con il loro nome. Se le parole sono malate, sta a noi guarirle. Invece, molti vivono di questa malattia. La letteratura moderna, in molti casi, è un tumore delle parole. In particolare, niente è più deleterio dell’esercizio letterario, detto – credo – prosa poetica, che consiste nell’usare le parole per le armonie oscure che risuonano intorno a loro, armonie costituite da vaghe significazioni, in contradizione con il loro significato più limpido.)

“Notre premier devoir est donc de rétablir le langage dans sa dignité. Après tout, nous pensons avec des mots. (…) Si nous voulons restituer aux mots leurs vertus, il faut mener une double opération : d’une part un nettoyage analytique qui les débarasse de leurs sens adventices, d’autre part un élargissement synthétique qui les adapte à la situation historique.”

(Il nostro primo dovere è quindi quello di ridare al linguaggio la sua dignità. Dopo tutto, pensiamo con le parole. Se vogliamo restituire alle parole le loro virtù, dobbiamo eseguire una duplice operazione : da una parte, una pulizia analitica destinata ad eliminare les significazioni accidentali ; dall’altra, un arricchimento semantico sintetico che le adatti alla situazione storica.)

“Ce n’est pas tout : nous vivons à l’époque des mystifications. Il en est de fondamentales qui tiennent à la structure de la société ; il en est de secondaires. De toute façon, l’ordre social repose aujourd’hui sur la mystification des consciences, comme aussi le désordre.” 

(Non basta : viviamo nell’epoca delle mistficazioni. Ve ne sono di fondamentali che sono dovute alla struttura della società ; ve ne sono delle secondarie. In ogni caso, l’ordine sociale, oggi, si fonda sulla mistificazione delle coscienze, così come il disordine.)

“Mais si la perception me^me est action, si, pour nous, montrer le monde c’est toujours le dévoiler dans les perspectives d’un changement possible, alors, dans cette époque de fatalisme, nous avons à révéler au lecteur, au chaque cas concret, sa puissance de faire et de défaire, bref, d’agir.”

(Eppure, se la percezione stessa è azione, se, per noi, mostrare il mondo significa sempre svelarlo nelle perspettive di un cambiamento possibile, allora, in quest’epoca segnata dal fatalismo, dobbiamo rivelare al lettore, per ogni caso concreto, la potenza che possiede di fare e di disfare : in poche parole, di agire.)

“Il est à souhaiter que la littérature entière devienne morale et problématique, comme ce nouveau théa^tre. Morale – non pas moralisatrice : qu’elle montre simplement que l’homme est aussi valeur et que les questions qu’il se pose sont toujours morales. Surtout qu’elle montre en lui l’inventeur. En un sens, chaque situation est une souricière, des murs partout : je m’exprimais mal, il n’y a pas d’issue à choisir. Une issue, ça s’invente. Et chacun, en inventant sa propre issue, s’invente soi-me^me. L’homme est à inventer chaque jour.”

(è auspicabile che tutta la letteratura diventi morale e problematica, come il nuovo teatro. Morale – e non moralista – : deve semplicemente mostrare che l’uomo è anche principio e le domande che pone  sono sempre morali. Sopratutto, deve mostrare in lui l’inventore. In un certo senso, ogni situazione è una trappola per topi, vi sono muri ovunque : mi sono espresso male, non c’è via d’uscita da scegliere. Una via d’uscita, uno deve inventarsela. E ciascuno, inventando la propria via d’uscita, inventa se stesso.  L’uomo deve inventarsi ogni giorno.)

Sartre conclude il suo saggio con questa cinica provocazione :

“Mais, après tout, l’art d’écrire n’est pas protégé par les décrets immuables de la Providence ; il est ce que les hommes le font, ils le choisissent en se choisissant. S’il devait se tourner en pure propagande ou en pur divertissement, la société retomberait dans la bauge de l’immédiat, c’est-à-dire dans la vie sans mémoire des hyménoptères et des gastéropodes. Bien su^r, tout cela n’est pas si important : le monde peut fort bien se passer de la littérature. Mais il peut se passer de l’homme encore mieux.”

(Eppure, dopo tutto, l’arte di scrivere non è protetta dagli immutabili decreti della Providdenza ; è definita da ciò che gli uomini ne fanno, la scelgono scegliendo loro stessi. Se mai dovesse diventare pura propaganda o puro divertimento, la società cadrebbe di nuovo in balia dell’immediato, ossia nella vita senza memoria degli imenotteri o dei gasteropodi. Certamente, tutto questo non è poi così importante : il mondo può benissimo fare a meno della letteratura. Ma può ancor meglio fare a meno dell’uomo.)

Mi piacerebbe discutere con voi queste affirmazioni.

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