Unlock me now (I love you with all my hypocrisy)

Sono perplessa, di nuovo, o forse come sempre. Mentre scalavo con David i mille gradini della Tour Eiffel gridando ad ogni piano un sonoro “Jorge!”, il nome di un amico di un viaggiatore colombiano incontrato ai piedi della Première Dame de Paris (se capitate a Parigi, non esitate a passeggiare, perdervi, salire scale, intrufolarvi nelle stradine e nei cortili del Marais, assaggiare le prelibatezze francesi ed i piatti delle altre etnie, scendete a salutare la Senna maestosa e non andate nei ristoranti italiani, ne rimarrete invariabilmente delusi…), ho trovato anche lì dei lucchetti sospesi sulla rete di protezione che incatenava i tetti della città al cielo cangiante di giugno. Dedicati da coppiette romantiche o giovani amici che desiderano lasciare una traccia del loro passaggio e della loro unione, o comunque del loro eccezionale affiatamento. Perché il lucchetto è simbolo dell’amore? Di quale amore?

Platone, nel suo Simposion, attribuisce ad Aristofane l’originale ed insolito racconto degli Androgini, che spesso e volentieri viene frainteso : si tende a ricordare vagamente l’idea romantica di due metà che si cercano inesorabilmente per colmare il vuoto della separazione violenta, già espressa in maniera embrionale nel discorso di Pausania (l’esplicita difesa dell’amore pederasta omoerotico ne rende quanto mai difficile una immediata comprensione, che richiede una certa conoscenza del pensiero antico), dimenticando tutto il lato parodico del mito.

Il Simposion gioca infatti sulla complessità del discorso, che si svolge su più livelli di narrazione e di cronologia : ogni elogio dei partecipanti al banchetto è una progressione dialettica differita che non ha altro fine se non quello di preparare la dimostrazione conclusiva di Socrate, poi ripresa e illustrata dalle parole infiammate di Alcibiade ubriaco (in vino veritas, ricordate). Dalle considerazioni più banali dell’Amore, iniziate da Fedro con mirabile estro poetico, il pensiero si eleva ad un concetto più sfaccettato di questo sentimento che sconvolge la natura umana. Socrate, attraverso la maschera della sacerdotessa Diotimè, che l’avrebbe iniziato ai misteri di Eros, dimostra scherzosamente che esistono varie tipologie dell’amore e che esso tende a produrre un frutto, diverso a seconda della natura spirituale dell’uomo o della donna. Il frutto dell’amore può essere un bambino, un pensiero arguto, un libro, un quadro, una sinfonia… L’Amore, essenzialmente ambiguo, è creazione e l’Arte, in quanto creazione ed espressione e superamento di sé, è una forma di amore.

Tuttavia, perché rimane quasi esclusivamente impressa l’immagine di due amanti in fusione spirituale e fisica? Quando un amore nasce, è vero, si tende ad idealizzare l’altro, a voler esplorarne ogni meandro  della sua anima e del suo corpo, assimilarne i gesti, il timbro di voce, per illudersi di possederlo o forse per sentirsi pervasi ovunque dalla sua magica presenza, anche quando è lontano dagli occhi. L’innamoramento serve a creare un legame forte tra due persone ed esige l’esclusiva. Diventiamo drogati dell’essere amato, ogni assenza prolungata suscita una violenta crisi di astinenza.

Ultimamente, gli scienziati si sono applicati a descrivere lo sconvolgimento fisiologico dell’amore tramite  innumerevoli dettagli ormonali e neurologici, notando i suoi effetti sul sistema parasimpatico, che sembra andare letteralmente in tilt alla sola vista dell’amato. Saffo lo aveva già capito più di duemila anni fa, ma senza tutte le implicazioni mediche e gossip-sociologiche di oggi. Lessi spesso su qualche rivista di divulgazione scientifica che l’amore fusionale non dura più di due-tre anni, altrimenti diventerebbe patologico oppure rischierebbe di far collassare il sistema nervoso a causa di un’ eccessiva sollecitazione prolungata nel tempo.

L’idea del lucchetto come simbolo di amore eterno suscita in me un’inquietudine profonda, dettata probabilmente dalla mia (neanche tanto) inconscia claustrofobia emotiva. Chiudere l’altro e se stessi in un lucchetto d’amore e buttare via la chiave nel fiume, lasciando che venga portata via dalla corrente, così che si depositi in qualche fondale melmoso o nelle viscide interiora di un pesce ghiotto e tonto, non mi pare una prospettiva tanto romantica.

Cosa significa l’espressione “la mia metà”? L’essere amato è ciò che ci completerebbe, forse : senza di lui saremmo come storpi del cuore? Ma se l’altro è qui solo per completarci, la sua esistenza non verrebbe valutata solamente secondo i nostri bisogni, ridotta ad un ruolo funzionale (espresso nella classica metafora del puzzle a cui manca un pezzo, guarda caso sempre il cuore : mettetene due per ogni scatola oppure fate appello al servizio consumatori se proprio non lo trovate)? Se l’altro non mi completa più, allora non l’amo più? Non è un amore un poco egoista, o, al meno, immaturo, nascosto dietro ad un ideale di perfezione umana? È raro, anzi praticamente impossibile che due anime possano combaciare perfettamente, colmando ogni vuoto, smussando ogni asperità (tranne nei film di Bollywood, dove il karma ballerino degli amanti è così potente da sconfiggere tutti i cattivi rivali e le matrigne asprigne per trionfare in un sontuoso happy end). L’altro sarebbe uno specchio della nostra anima? Come Narciso, che si innamorò del suo riflesso nell’acqua? Come le persone che esercitano con maestria la tirannia della dolcezza per manipolare gli altri e piegarli al loro volere?

Dovendo scegliere un’analogia per illustrare l’amore tra due persone (sicuramente un cliché?), opterei per i preparativi dell’orchestra poco prima che si alzi il sipario dell’Opera : ogni strumento prova per conto suo, si accorda da solo, in una grande cacofonia, e gradualmente ognuno impara a inserirsi in armonia all’insieme musicale. Quei  pochi minuti in cui l’orchestra si eleva dalla dissonanza all’assonanza è il momento che preferisco in assoluto, un inizio armonico che deve essere mantenuto con passione, pazienza, dedizione e tante bacchettate del Maestro d’Orchestra in frac. Quest’ultimo personaggio potrebbe essere interpretato dalla coscienza del “noi” che segna ufficialmente l’esistenza di una coppia, o la “terza persona” come la definisce il grande José Saramago in Tutti i Nomi, cupa e conturbante riflessione sulla solitudine e sulla natura umana nelle sue innumerevoli contraddizioni, attraverso le paranoie e le peripezie dell’impiegato del Conservatorio José, che parte alla ricerca di una donna di cui conosce solo il nome, supera se stesso e la morte per lei, novello Orfeo sceso agli Inferi per ridare vita alla sua Euridice…

È vero che l’amore è un sentimento altamente soggettivo, nonostante la sua diffusione universale in seno alle creature viventi, e che ognuno nutre una personale idea di questo misterioso sentimento. Ci sono persone che credono al “vero amore” (e gli altri amori, cosa sono? scommetto che sostengono anche che il decaffeinato non è vero caffè), che è per essenza quello giusto, l’unico, l’assoluto, e che fuggono via alle prime discordanze o affievolimenti dei violini del cuore, perché non sanno rinunciare all’ideale. Altri lo disprezzano e lo ritengono inutile, mentre molti lo considerano il motore del mondo. Questa polivalenza mostra la ricchezza dell’amore, che, in teoria, presuppone un equilibrio tra apertura all’altro, superamento di sé per conquistare la sua stima e il suo affetto (forse), dono disinteressato di sé e rapporto intimo, desiderio esclusivo, con un’altra persona. Così come ci sentiamo protetti dal calore di questo sentimento, irradiamo amore intorno a noi : come disse Susanna Tamaro, l’amore apre le finestre dell’anima e l’illumina.

Esiste un amore più giusto? un amore illegale?

No so, trai i vari traslochi ho perso il libretto delle istruzioni per il mio cuore in kit e qualche rotella è saltata via dal mio cervello meccanico a forza di arrovellarmi in domande inutili. Devo chiedere a Moccia : lui sì che sa cos’è l’amore, quello vero, passionale, senza compromessi, che porta a scoprire nuovi aspetti dell’altra metà del cielo (secondo il Kamasutra).

Unlock me now, please. Tell me that love is more than a padlock suspended on a bridge, more than a a word written on a wall, more than a lie told to silence the heart and sell cheap chocolates and roses on Valentine’s Day.

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