Devil Inside

Una sera mi persi tra le colline dietro a casa : strano, pensavo di conoscerle bene, eppure i miei piedi mi avevano condotto da tutt’altra parte, senza che io me ne accorgessi. Avevo intravisto un’iridescenza particolare tra le frasche di un canneto e, spinto dalla curiosità, mi ero infilato in un sentiero stretto stretto che non avevo mai notato prima d’ora. Il sole stava ormai tramontando ed io non sapevo più dove mi trovavo. Pensai per un attimo di ritornare sui miei passi, ma dov’erano finiti? Immaginai i miei seduti sul divano scricchiolante, lo sguardo assente, mentre il televisore li ipnotizzava emettendo ininterrottamente da un canale all’altro notizie di guerre, catastrofi naturali all’altro capo del mondo, l’ennesimo scandalo politico, il debito pubblico, la contaminazione dei laghi e il solito, inutile servizio sulle feste natalizie : “E tu, cosa vorresti che ti portasse Babbo Natale?”. Scrollai le spalle e decisi di continuare a camminare ancora, in fondo non era così tardi. Sicuramente, sarei ritornato in tempo per la cena.

Le prime stelle spuntavano già tra le ultime scie del crepuscolo e il sottile ghiaccio della sera aveva ricoperto di cristallo la polvere della stradina. Il paesaggio circostante, illuminato dal chiarore della luna, aveva assunto tinte fantomatiche ed un silenzio irreale aveva gettato il suo manto su di me. Non sentivo freddo, nonostante qualcosa mi stesse pungendo il cuore. Pensai che forse era la paura, ma paura di cosa?

In lontananza vidi finalmente una luce, affrettai il passo. Era l’ingresso di un portone, sovrastat0 dalla scritta slavata : “Benvenuti all’agriturismo Il Pozzo – Nuova Gestione Ecologica”.

Non sapevo che avessero aperto un agriturismo qui. Certo, la zona è ricca di specchi lacustri, ma anche di paludi piene di zanzare che spaventano i turisti con il loro fastidioso ronzio notturno. Ci fu già un caso di uno straniero imprudente inghiottito dalle sabbie mobili e in giro si diceva che una creatura mostruosa camminava di sera tra i canneti e i giunchi, divertendosi a divorare gli ubriaconi festaioli che incontrava all’uscita della discoteca “Night’s Fever”, noto club che attirava tutta la gioventù del luogo annoiata dalla campagna oppure contaminata dalla frenesia cittadina. Chi udiva le note riprese da una canzone degli anni Settanta era certamente condannato a finire tra le fauci della Creatura delle Paludi : “Better to burn out than to fade away, hey hey my my“…

E cosa significa “Nuova Gestione Ecologica”? Un brivido violento mi scosse all’improvviso ed iniziai a starnutire a raffica. Un vento freddo si era insinuato tra i bottoni del mio cappotto e mi stava gelando fino all’osso. Suonai la campanella di bronzo, aspettai qualche minuto satellando sul posto per non morire assiderato, ma non venne nessuno. Stavo per  impugnare il batacchio quando il portone gemette e si aprì appena per lasciarmi passare.

Attraversai in fretta una chiazza nera che doveva essere il prato e mi diressi senza esitazione verso il casale che si stagliava tra l’oscurità con le sue finestre appannate e illuminate da un bagliore danzante. Un stormire di violini si elevava dall’edera infreddolita, aggrappata ai muri di pietra antica. Chissà se mi avrebbero accolto?

Bussai timidamente tre colpi sulla porta di legno massiccio. Dallo sportellino apparve un occhio, poi denti bianchi e la porta si spalancò su un volto rubicondo e gioviale. Non ebbi neanche il tempo di parlare che già l’omone mi aveva sistemato sulla poltrona più comoda accanto al camino rallegrato da un bel fuoco, mentre il mio cappotto e le mie scarpe stavano asciugandosi dalla brina in un angolo caldo.

“Le piace la zuppa di lenticchie?”

Annuì e l’istante dopo mi ritrovai di fronte ad un piatto di zuppa bollente, dal profumo invitante, accompagnato da pane casareccio, una saporita caciottina e un fiaschetto di vino rosso. Ero affamato e inghiottii tutto con una golosità quasi spudorata, sotto agli occhi scintillanti del mio generoso ospite. Strano, io che di solito sono così timido da non riuscire a mandare giù quasi niente in presenza di estranei… Il tepore della stanza, la bontà della cena o forse anche il vino corposo, mi sciolsero infine la lingua.

“Era tutto ottimo, grazie.”

“Ne sono felice. Vuole provare anche il dessert? è la specialità della casa : una deliziosa crema flambée.”

Non ebbi neanche il tempo di rispondere… va bene, l’avrete capito, il servizio era praticamente istantaneo, impeccabile, alla stregua dei ninja Orientali. Aveva detto la verità, non avevo mai assaggiato crema più buona. Eppure, ero turbato : mi era parso di vedere, tra i suoi riccioli fulvi, due bozzetti. Forse era stato solo il riverbero della fiammata improvvisa per il flambé.

Sparecchiò in un baleno e tornò con due bicchierini di amaro. Lo ringraziai di cuore per la cena e lo interrogai sull’agriturismo ; nonostante mi girasse lievemente la testa e sentissi che si stava facendo veramente tardi, avevo voglia di scoprirne un po’ di più su di lui. Iniziai con una banalità, alle quali si sarebbero aggiunte della altre. Per vincere il mio naturale imbarazzo nella conversazione, ho imparato ad usare alcune domande di rito che lasciano parlare il mio interlocutore, senza però essere indiscrete o troppo fredde. Così, posso ascoltarlo e osservarlo con calma, abituarmi alla sua presenza e capire se esistono certe affinità a cui mi appiglierò per approfondirne la conoscenza. Ecco perché ho pochi amici : è un processo lungo e molti non sopportano i primi secondi della discussione, quando in genere rimango a bocca chiusa o mugugno formule magiche perché non so come iniziare o cosa rispondere.

-“Non conoscevo questo agriturismo. Ha iniziato la sua attività da poco?”

Domanda imbecille. Un lieve rossore mi scorre sotto le guance, vorrebbe infiammarmi tutto il volto, ma prendo la posa del pensatore di Rodin, in concentrato ascolto, per contrastarlo e nasconderlo.

Lui sorrise e rispose con voce calda :

-In effetti, sono arrivato solo qualche settimana fa. Ma devo dire che la regione mi piace e ci sono molte persone simpatiche.

Continua a sorridere, avvicinando la sua sedia alla mia.

-Gestisce tutto da solo? Non sapevo che ci fosse un pozzo nei dintorni, pensavo che avessero prosciugato tutto dopo il bonifico della palude centrale, all’inizio del secolo.

-Sì, sono solo, ma non per molto. Si avvicina il Natale e presto avrò degli aiutanti.  Oh, il pozzo… C’è sempre un pozzo da qualche parte. Anche nel cuore dell’uomo. Un poeta disse, mi sembra, che siamo due abissi : un pozzo che guarda il cielo. Non è d’accordo? Di solito, però, la gente immagina che si tratti del pozzo dei desideri e cerca con tutte le sue forze un buco nella terra, là dietro al cortile.

Diede un colpo di reni per avvicinare ancora la sua sedia alla mia (ma sono due corna quelle protuberanze sulla sua fronte?), prima di riprendere, con tono più disinvolto:

-Di solito chiedono di diventare millionari e famosi o nel peggiore dei casi di far morire il loro invidiato nemico. Poi vanno a dire che desiderano la pace nel mondo… Come quando vedono un arcobaleno e si spandono in esclamazioni e divagazioni poetiche : nel profondo del cuore non esiterebbero a tramortire il folletto con il pentolone pieno d’oro per impossessarsene e giocarselo in Borsa o al casinò. Altro che prismi di colori e peace and love. Io così non ho più niente da fare e sono troppo giovane per andare in pensione, allora ho deciso di aprire un agriturismo.”

Non ho capito bene. Forse sto impazzendo, ma mi sembra che le sue corna siano cresciute di un paio di centimetri. Ho bevuto troppo e sono già ubriaco?

-“All’inizio non è stato facile. Io vivo sotto la terra, non sopra. Un tempo mi insinuavo nell’animo delle giovani novizie e le gettavo in deliri d’amplessi e bestemmie, giocavo a dadi con San Pietro e scherzavo con Giuda, ché son tutti cari amici. Il ribelle a Dio e il deicida. Che ridere. Ne raccontavano delle belle, lassù. Adesso fate tutto da soli, non c’è gusto a proporvi nuovi vizi : droga, alcol, sesso sfrenato, assassinii, frodi varie. Siete degli esperti. L’inferno non è più sepolto nelle viscere della terra, ma si è trasferito in voi e io sono stato sfrattato. Ardete e vi consumate da soli. Per i primi tempi, mi accontentavo di vendere ai ragazzi che andavano alla discoteca delle pasticche, proponevo loro gustosi cocktail di droghe e alcol prima di mettersi alla guida e inghiottivano tutto, tutto nel loro ventre senza fondo, prima di mettersi al volante delle loro macchine truccate. Poi ho sentito parlare di questa nuova moda dell’ecologia e mi è venuta l’illuminazione. Anch’io mi sarei lanciato nel reciclaggio.”

Ho paura di sentire il seguito. Vorrei pagare ed andarmene.

-“Allora ho cambiato strategia. Al posto degli stupefacenti, mi divertivo a spacciare narcolettici e sonniferi, così quei pivelli sprofondavano nel sonno invece di sballare in mezzo alla pista di danza. Erano proprio degli angioletti, accasciati sui divanetti di pelle nera, con gli occhi chiusi dietro ai loro enormi occhiali da sole che li accomunavano alle mosche. Prendevo loro in prestito l’anima, la lavavo a secco e poi la trapiantavo nell’orto : alcune diventavano zucchine, fagioli, melanzane, carote, altre non davano frutto, alcune sbocciavano in asfodeli o in gramigne. Le anime sterili e nocive, le gettavo nel pozzo. C’è sempre un pozzo senza fondo in cui gettare gli orrori e le immondizie. Tanto i loro proprietari, che non l’avevano curata in tutti quegli anni, non ne avrebbero certo sentito la mancanza. E per gli altri, beh… si sentivano più leggeri, più liberi di colmare il vuoto con altri inganni e stravizi. Una sera, però, venivano a cenare da me : i proprietari, infatti, spinti dalla curiosità o dalla noia, venivano qui e io li nutrivo con i frutti delle loro anime. Il recicl0 delle anime mi ha permesso di risparmiare un bel po’ in cucina, nonostante i primi ortaggi fossero striminziti e sciapi, oppure con un retrogusto alcolico. Pagare per divorarsi un’anima quasi nuova da distruggere e avvilire. Geniale, no?”

Una nausea violenta mi invase. Santo cielo, cosa ho mangiato con tanto gusto? L’anima di Roberto, Claudio, Giovanna? La mia? Ho un’anima? O l’ho divorata?

La vista si annebbiò e non sentii più nulla. Quando riaprii gli occhi, una luce abbagliante mi avvolse interamente. Dov’ero, in Paradiso? ero sfuggito al Maligno reciclatore di anime?

Una voce familiare risuonò alla mie orecchie, mentre i contorni della realtà circostantesi delineavano a poco a poco.

“Mattia, scendi che il pranzo è pronto! La zuppa di lenticchie è già nel piatto!”

Mi ero assopito sul mio libro ed il sole che dardava i suoi raggi attraverso la finestra mi aveva scottato una guancia. Era solo un sogno? Ma proprio zuppa di lenticchie doveva preparare mia madre?

Mi precipitai giù per le scale. Mi sentivo molto più leggero, come se mi fosse scomparso un peso dal cuore. E per giunta ero affamato.

Si dice che il Diavolo è zoppo e io sono zoppo… oggi divento ricco di anime, Satana mi ha rivelato i segreti della coltura biologica.

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