Want to play? (You pay, baby)

No, nonostante il titolo prostituibile fraintendibile, questo post non tratterà di pornografia, bensì di pubblicità ingannatoria.

L’altro ieri sono uscita con un mio amico, vecchio  compagno di liceo ritrovato  dieci anni dopo grazie ad un noto social network, prima che io mi cancellassi definitivamente da quel luogo di perdizione (della discrezione, dell’indipendenza e, nei casi più gravi, dell’intelligenza) : è un ragazzo molto vivace e sagace, affettuoso, generoso e nobile, è molto simpatico, è galante, sensibile, giocherellone, gli piacciono i bambini, lavora, sta prendendo la patente, sa ascoltare… Ma, e c’è un ma : la conversazione finisce immancabilmente sul sesso, con battutine piccanti, apprezzamenti fisici sulle passanti (“pure pure me la farei”), proposte orgiastiche, accese discussioni sulle dimensioni, sulla perversità dei Giapponesi che hanno distributori automatici di mutandine di studentesse porche da sniffare in caso di astinenza acuta, su quanto è troia quella che gioca con i suoi amici… ecc. Trovo sorprendente discutere così apertamente di sesso con delle persone tutto sommato conosciute da poco, e soprattutto parlarne così assiduamente, così a lungo. Ci vuole meastria. Mi torna in mente un bel aforisma di un comico francese dall’humour cinico e mordente : “L’amour, il y a ceux qui en parlent et ceux qui le font. Sur ce, il me parait urgent de me taire“. Va bene, è importante parlare di sesso, essere informati, conoscere ed esplorare la propria sessualità.  La seduzione  e il sesso segnano l’origine del mondo, come lo sottolinea ironicamente un  discusso quadro di Cocteau e le teorie freudiane illustrate da un celeberrimo disegno satirico :

Per fortuna sono passati  i tempi in cui il sesso era tabù e baciarsi in pubblico era reato (per gli omosessuali è leggermente diverso).  Eppure mi sembra che, ultimamente, se ne sparli ben volentieri, fino alla volgarità, e che si sia caduti nell’eccesso opposto. Perché quest’ossessione per il sesso mi infastidisce? Provo la stessa sgradevole sensazione di quando, in un vagone sovraffollato della metro all’ora di punta, due innamoratini pomiciano senza ritegno, dimentichi di tutto il mondo intorno a loro, di solito a due millimetri dal mio naso, tanto che potrei disegnare una precisa mappa anatomica delle loro tonsille e analizzare la frequanza dei loro sospiri. Mi faccio piccola piccola, vorrei dileguarmi, ho l’impressione di essere un’intrusa, anzi, una novizia imburberita. E non sono solo i ragazzi a parlare sempre, sempre, sempre di sesso in termini piuttosto crudi. Anche tra ragazze non si scherza. Ma quanto c’è di vero nelle loro parole, nel vantarsi di quante persone hanno avuto a letto quella notte, di avere fatto spogliare qualcuno di fronte alla webcam? Quanto di gossip da stupido giornale spappolacervello, di esibizione pura, di strumentalizzazione della sessualità? Non siamo tutti Rocco Siffredi o Cicciolina (peccato, non potrò lanciarmi in politica). Non sempre si raggiunge l’orgasmo insieme, non sempre tutto funziona come si vorrebbe. Tutte queste persone con il sesso itifallico sulla punta delle labbra sembrano volere essere rassicurate sul loro valore, moderne dongiovanni virtuali o orali che innalzano la canzone Sexual Healing ad inno identitario. Probabilmente, tuttavia, la mia opinione sul soggetto è distorta dalla bigottagine insita in me : non per niente chi mi conosce bene mi soprannomina La Madre Badessa (la Monaca di Monza, debole e contradditoria, mi ha sempre fatto tanta tenerezza : un giorno scriverò un post sui Promessi Sposi – i cui personaggi possiedono tutti una complessa psicologia – che andrà a ruba tra i liceali sottomessi all’impegnativa lettura del mattone giansenista e in cerca di un rapido e facile sollievo nel web).

Ieri sono andata a visitare il piccolo museo di Lucus Feroniae, vicino a Capena, poiché accenno al culto della dea Feronia nella mia tesi. All’interno dell’edificio, qualche statua di nobile romano, qualche suppellettile villanoviana ritrovata nella necropoli antica, dei cippi e steli d’epoca imperiale che segnavano l’entrata di una villa, un piano dettagliato del sito archeologico. Naturalmente, la parte che più mi interessava, ossia il santuario della dea, non era accessibile al pubblico : gli scavi erano stati iniziati due anni fa e, per mancanza di fondi, era stato tutto ricoperto nell’attesa di tempi migliori. Damn.  Si poteva anche uscire fuori e passeggiare tra le rovine della piccola città ; spinto dalla curiosità, mio padre sbagliò uscita e fece risuonare l’allarme per tutto il museo.

Imboccata la giusta porta sotto l’occhio vigile della custode, ci siamo ritrovati in un campo di erbe alte da prateria, dalle quali spuntavano qua e là muretti in opus quadratum,vari pozzi, delle botteghe di vino con le anfore  ancora incastonate nel bancone in travertino, qualche mosaico in bianco e nero. L’odore della mentuccia romana spiccava tra il profumo della terra umida di pioggia, mentre i papaveri, le angeliche, malve, borraggini, lillà rampicanti, allori avevano colonizzato ogni piccolo anfratto. Una lucertola corse a rifugiarsi nella sua tana per guardarci di sbieco qualora le nostre ombre le nascondessero i passeggeri raggi di sole : il cielo era greve, le nuvole si addensavano minacciose all’orizzonte, attutendo momentaneamente il sibilare ossessivo dell’autostrada. Fummo guidati lungo il nostro percorso da una giovane cagna dal pelo dorato, vivace e diffidente al tempo stesso, come un Kodama. Fu molto piacevole e per un istante mi sentii profondamente felice, lì, ad annusare e fotografare i fiori, lontano dalla città frenetica.  Alle 17 in punto, ora di chiusura dei locali, la gentile cagna ci accompagnò diligentemente fino alla macchina. Non c’è che dire, ha adempito egregiamente al suo ruolo di funzionario pubblico irreprensibile e cortese. Era lei la custode dell’ala a cielo aperto del museo.

Il sentimento di pace che avevo assaporato durò il tempo di perderci nelle vie di Morlupo e Capena : le periferie di case-alveari in stile moderno, di un arancione chiassoso e volgare, erano orrende e deturpavano il bel panorama di declivi e gole boscose caratteristiche del Lazio interno. Nonostante tutto, ci addentrammo nei vicoletti del centro città e rimanemmo incantati : casette  ricoperte di edera, belvedere affacciato sulle alture increspate di verde tenero, una veranda di glicine, gatti gongolanti sulle panchine, rondini nel cielo e  colombi inselvatichiti che avevano colonizzato le crepe del vecchio campanile, bambini che giocavano a pallone nella piazzetta centrale, scalini ripidi che si perdevano tra vicoletti nascosti…  Tuttavia, questa sorpresa  non bastò a dissipare l’inquietudine che aveva ripreso a divorarmi,  mi sentivo più straniera e sola che mai ; è davvero straziante passare dalla più fervida esaltazione all’esasperazione più profonda. Dovrei saperlo che più m’innalzo, più mi perdo nelle mie fantasie e più il ritorno alla realtà sarà brutale : mi sono schiantata al suolo in un boato di parolone altisonanti,  mentre le rondini ridevano della mia stupidità. Non mi sopporto. Il prezzo è troppo alto.

Oggi, per pigrizia, sono salita sull’autobus senza un titolo di trasporto valido, pensando : “Tanto non passano mai” (gli innominati). Dopo neanche cinque minuti che mi ero seduta su uno di quei scomodi e sporchi sedili di plastica rosso-grigiastra, sento un perentorio “biglietti, prego”. Non ho neanche provato a mentire – non mi piacciono questi sotterfugi meschini- dicendo per esempio che ero una sperduta Francese finita chissà come su un autobus di periferia, lontano dai soliti sentieri turistici e per lo più senza documenti ; del resto i controllori sono stati molto cortesi e professionali. Avevo torto io, ho pagato. Mi sta bene.

Voglio essere coerente nella mia lotta personale contro la spudorata cultura del più furbo che vige in Italia : ho sbagliato, ho voluto usufruire di un servizio pubblico senza pagare e sono stata multata. Giustissimo. Molti evasori delle tasse si scusano con il dire che, se avessero dichiarato proprio tutto e fossero stati onesti, al Governo avrebbero semplicemente rubato di più, senza per questo migliorare i servizi ai cittadini. Triste argomentazione del hic et nunc  follemente edonista che va molto di moda adesso, altresì detto “magna magna finché se pò, che son fessi tutti e so’ più furbbo io”. In questo modo, si crea un circolo vizioso di corruzione e coda di paglia, venato dalla tacita consapevolezza che tanto “così fan tutti”, salvo poi gridare allo scandalo e lagnarsi senza far molto altro quando chi ha rubato di più è stato scoperto. Non era poi così furbo.

Questo pensiero va eradicato, va sanato e trasformato in incoscienza civica : io compio il mio dovere nei confronti dello Stato e tu, Stato, mi offri dei servizi efficaci.  Se mi inganni e dirotti i fondi pubblici per nutrire i  vergognosi privilegi di quattro senili approfittanti o avidi demagoghi rampanti, io, cittadino onesto, sono libero di venire in Parlamento ed esigere giustizia. Evadi le tasse? Sarai condannato ai lavori di pubblica utilità, come raccogliere le immondizie o badare al manto asfaltato della Salerno-Reggio Calabria in agosto. Che tu sia un cittadino o un senatore (cittadino al servizio dei cittadini, in teoria). Non si diceva in tempo : “La legge è uguale per tutti”?. Invece ha vinto lo scaltro Menenio Agrippa con la sua favola dello stomaco e delle membra. Si potrebbe quindi emendare in “La legge è uguale per tutti, tranne per me”. Machiavelli aveva scoperto una grande verità, enunciando “il potere logora chi non ce l’ha” – rode il fegato sentire ogni giorno del Ruba-party dei partiti. Quando non sono gli exploit di Berlusconi. C’è un prezzo da pagare, baby, se vuoi giocare.

Concludo con la canzone dei Kaiser Chief, traviata poi da Elio e Le Storie Tese :

Let it never be said that romance is dead
cos’ there’s so little else occupying my head
There is nothing I need, cept the function to breathe
But I’m not really fussed doesn’t matter to me

Ruby Ruby Ruby Ruby
Do ya do ya do ya do ya
Know what your doing, doing to me
Ruby Ruby Ruby Ruby

Due to lack of interest
tomorrow is cancelled
let the clocks be reset and the pendulums held
cos’ theres nothing at all cept’ the space in between
Finding out what you’re called and repeating your name

Ruby Ruby Ruby Ruby
Do ya do ya do ya do ya
Know what your doing, doing to me
Ruby Ruby Ruby Ruby

Could it be could it be that you’re joking with me
And you don’t really see you with me
Could it be could it be that you’re joking with me
And you don’t really see you with me

Ruby Ruby Ruby Ruby
Do ya do ya do ya do ya
Know what your doing, doing to me
Ruby Ruby Ruby Ruby
Do ya do ya do ya do ya
what your doing, doing to me

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