Imago

La città si specchiava, vana e distante più che mai, nel riflesso in bianco e nero delle pozzanghere che costellavano i marciapiedi. Fino a qualche giorno fa, un sole precoce aveva fatto sbocciare le speranze più folli. Ora la primavera sembrava essersi dileguata dietro alle distese plumbee di un cielo all’agonia ; eppure qua e là, vivide scaglie di colore ne tradivano la presenza ed i fiori di ciliegio si stagliavano come fantasmi d’inchiostro giapponese.

Morii un giorno di settembre, credo. Le mie mani erano sempre gelide, perché temevo di toccare la vita ed invecchiare troppo presto. In realtà ero già un cadavere mosso dalla sola inerzia del quotidiano. Mi chiedevo se se ne sarebbero accorti, prima o poi. Ma fu il mio cuore a stancarsi prima di me. Una notte mi rigirai nel letto e non lo trovai più. Sul cuscino sgualcito aveva lasciato una nota dal battito incerto : “Non mi ascolti mai. Torni dal lavoro e ti piazzi subito davanti alla tivvù, senza degnarmi di uno sguardo. Ho deciso di partire per le Bahamas a godermi il resto della mia vita. Addio. P.S.: La cena è nel frigo, devi solo rimuginare un altro po’.” Chissà, a quest’ora è senz’altro sdraiato all’ombra di un palmizio, mentre una brezza leggera rende le carezze del sole più delicate e traditrici. Spero si prenda una bella cotta e che urli nela notte, anche se solo sfiorato.

Bastardo. E dire che avevo accumulato un credito di sorrisi a perdere da fare invidia al gatto matto di Carroll. Se avessi sorriso a tutti gli schiaffi della fortuna, la vita mi avrebbe ripagato con gli interessi, mi avevano detto.

E così sono morto. Credevo che l’inferno sarebbe stato molto più caldo, eppure non ha guarito le mie mani, fredde come le  aride estremità della Terra del Fuoco. La mia pelle, invece, è diventata traslucida e rigida… non pensavo che i fantasmi avessero le squame. Forse è solo una muta, una crisalide temporanea : sono il serpente nascosto che indusse ad assaggiare la mela e a vivere nella consapevolezza del Male e del Bene, la cicala che non accumulò provviste per l’inverno, la falena accecata dalla Luna – o forse era solo un lampione per stecchire le zanzare – è morto, è morto il drago di Nietzsche ed io danzerò sulle vostre tombe.

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2 responses to “Imago

  • cassettino

    è la seconda volta in vita mia che faccio caso alla parola palmizio.
    buona cosa.

    • kodamae

      Mi hai letto nel palmizio. è stato molto bello leggere il tuo racconto. Mi è piaciuta molto l’idea dei clienti annunciati da uno spiffero di vento e la descrizione della testa del tenente Kojak. 😀

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