Without a kiss

All the songs have been sung
You’re too old and then you’re too young
Did you leave your mark on the world
One as deep as true love
Let’s sing Hosanna

All the stories are told
You’re too young and then you’re too old
Did you leave a mark on the world
One that lasts as long as true love
Take me with you now

To be strung as high as this
Making love without a kiss
And someone you saw again
Back to haunt you there and then
Please take on my love

Evolution is real
Secrets we have never revealed
Did you leave your mark, was it real
Or as deep as the love we both feel

To be strung as high as this
Making love without a kiss
Like a gift you didn’t keep
And it leaves a mark so deep

There’s a million things to miss
Like the chance to take that kiss
where you go, you’ll be someone
With one kiss your life is swung

What you gonna do when you walk away
Walk behind me, it’s alright, I’m Ok
Then what will you do if I walk away
Walk beside me, it’s alright, we’re Ok
Where you gonna do, don’t surrender
Hold me tight, don’t let go

C’era un vecchio libro, sì, proprio così, un libro abbandonato sopra una panca, in quell’angolo di giardino che pensavo fosse solo mio.  Il cielo era cupo, eppure ogni tanto un raggio di sole riusciva a squarciare l’aria densa di pioggia e di profumi di erba. Avevo camminato tanto, lungo il fiume, fino a perdermi nei suoi riflessi verdi e non sentire più l’eco insicuro dei miei piedi, né le voci  confuse della città. Qualche goccia venne a turbare un usignolo nascosto tra i rami di un arbusto scuro ed il suo trillo si levò limpido nell’evanescente  nebbia di primavera. Ero entrata piano, senza fare rumore, nell’erba alta che ne proteggeva l’entrata e avevo ritrovato il mio albero preferito che giocava spensieratamente con il vento. Non era casa e nemmeno un rifugio, come avrei capito molto più tardi : solo un luogo in cui ritrovarsi soli e abbandonare per un istante le maschere e le parole.

Era un vecchio libro dalle pagine ingiallite e le orecchie consunte come un fedele segugio che ha guidato a lungo l’amico sperso attraverso le tortuose selve di montagna. Non ricordo il titolo, niente di molto particolare, probabilmente. Aprii una pagina a caso e lessi per gioco un passaggio, poi un altro. Alcune frasi erano state sottolineate, altre commentate. La grafia era spigolosa,  alcune lettere erano state dimenticate nella fretta di annotare i pensieri che scorrevano via veloci. Spesso la trama veniva totalmente stravolta dal misterioso scrittore parallelo e sembrava divagare in altri universi del pensiero.

Mi divertii ad immaginare la mano dello sconosciuto sfogliare ogni pagina, prendere una penna nascosta tra le pieghe del suo taschino interiore e poi scrivere, scrivere, scrivere tutto ciò che gli veniva in mente, mentre un lieve sorriso increspava appena il suo volto. Tutto ad un tratto la sua ombra era lì con me, a sussurrare storie nuove. O forse era la tua voce che ritornava a cullarmi. Come quando, viaggiando, intravedevo le rovine di un antico casolare in mezzo ai campi di grano, tra i papaveri e le saggine, invaso dalle ortiche : fantasticavo sulla vita delle persone che vi avevano abitato e  d’improvviso le stanze diroccate si riempivano di luci di candele e ombre danzanti. Come sempre, avrei voluto raccontarti tutto, scriverti, raggiungerti. Nelle canzoni del vento nascondevo messaggi per te, parole che non avrei detto neanche a me stessa, per paura di rompere l’incanto, di far morire il sorriso sul nascere. Più desideravo ritrovarti, ritornare, e più mi allontanavo, più mi perdevo a rincorrere incessantemente le nuvole. Forse volevo solo fuggire da me stessa, ancora e ancora, aspettando che qualcuno mi dicesse : “Dove vai, così lontano? Fermati qui con me”.

Quando ero piccola, lessi delle straordinarie avventure del Prince Pipo scritte da Pierre Gripari : erano molto belle, eppure avevano il dono di angosciarmi profondamente. Il piccolo principe si era spinto oltre il volcano con il suo cavallo rosso, era diventato soldato, poi drago antropofago dalla voce malinconica, aveva conosciuto la guerra, la solitudine, il tradimento, il dolore, aveva commesso molti errori. Aveva accettato di piegarsi alle assurde richieste di una strega sadica e di un nano orrendo che dicevano di essere i suoi genitori ritrovati e caduti in disgrazia, poi li aveva fatti a pezzi in un momento di esasperazione. Era fuggito, aveva desiderato conoscere il futuro consultando il libro della sua vita, ma le pagine erano bianche e lui rimase nudo. Per liberarsi, dovette raccontare la sua storia ad una strana locandiera annoiata dalle parole banali e le menzogne di tutti i giorni dietro alle quali si nascondevano tutti gli altri viandanti.  Incontrò di nuovo la  Princesse Pipine, che aveva conosciuto nei suoi sogni sotto forma di uccellino scappato da una gabbia e che aveva poi incrociato più volte sul suo cammino senza riconoscerla… dopo vari litigi, decisero di cercare insieme la via del ritorno. Presto si ritrovarono in un immenso castello, mentre tutto il popolo li acclamava. Improvvisamente,  Prince Pipo si precipitò in fondo al corridoio, pensando di aver intravisto suo padre ;  sbatté violentemente la testa e perse i sensi. Quando si risvegliò, apprese di essere sposato con la Principessa e capì di essere molto invecchiato : non era suo padre che aveva visto, bensì il proprio riflesso nello specchio.

Non c’è ritorno, mai. Le parole non dette, i baci mancati restano sospesi nel limbo dei ricordi inventati. Non c’è ritorno mai, nemmeno per prendere la rincorsa e saltare oltre il volcano. Solo una scia iridescente nel cielo.

Parola del principe caccola.

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