Just a button (Tricky Licks)

Spoiler : Da qui in poi, attenzione. Caduta di maschere e critiche come pigne velenose sulla macchina appena lucidata.

Mia nonna nacque un Primo Aprile di tanti anni fa. Prima di lei, sette fratelli erano venuti al mondo. Quando annunciarono al padre che era nata una femminuccia, finalmente, non li credette. Pensò che si trattasse di un pesce d’Aprile. In effetti, era di un’ indole scherzosa, frizzante ed impertinente già dalla culla. Crescendo, non fece che accentuare il suo carattere un poco infantile e molto generoso. Si sposò con un uomo dalle abitudini severe, eppure un vero buontempone e cantastorie romano, che amava raccontare aneddoti e filastrocche divertenti, alla Trilussa. Credeva nel valore educativo della geografia e non esitò a legare mio fratello alla sedia finché non avesse imparato i continenti e le capitali del mondo. Era solito storpiare le citazioni dei grandi per sovvertire le presunte grandi verità e sorridere dell’ironia della vita : “Il lavoro nobilita l’uomo e lo rende simile alla bestia”. Un po’ come Boris Vian, che dichiarò a suo tempo : “Se il lavoro è l’oppio del popolo, ebbene, non voglio essere un drogato”.

Sessant’anni dopo, nacquero le gemelle, la veglia del Primo Aprile. Lo stesso giorno di Descartes, per intenderci, anche se il particolare dies natalis non diede loro una potente mente filosofica (se proprio dovessi scegliere un gemello astrale filosofico, mi riconoscerei di più in Pangloss, il cialtrone chiacchierone ed ottimista, esperto in fessologia, in Candide di Voltaire).

 Breve e più che inutile genealogia. Allora perché dilungarmi? A chi importa?

Va di moda, nei blog e social networks, di descriversi, rivelare i propri sogni ed ideali, le aspirazioni, il proprio percorso professionale… ecc.,  in una pagina apposita, intitolata “Chi sei?”, magari corredata da una fotografia suggestiva : sguardo intenso e perso nell’infinito per i poeti e gli scrittori, immagini nerd per gli appassionati di informatica e altre chicche meravigliose, gatti e farfalline per le anime sensibili e romantiche.

Inaspettatamente, questo blog sta ricevendo sempre più visite (sospetto le parole “youporn” e “trans” di essere alla base di questa subitanea notorietà del… no, non lo dirò) e molti curiosi, atterrati qui per caso, aprono la pagina “Just a Button”, forse per scoprire chi scrive cotante stupidaggini. Purtroppo, le loro aspettative vengono amaramente deluse da una succinta e piuttosto insulsa frase di benvenuto.

Non so perché sono così selvatica, ma ogni descrizione di sé mi rende diffidente. Perché descriversi? Le parole, i racconti ed i pensieri del blog non bastano? È davvero così semplice rispondere alla domanda “Chi sei?” (e quindi generazioni di filosofi si sarebbero arzigogolate invano : tanto rumore per nulla?)

Oscar Wilde, nella suo fantastico romanzo Dorian Gray, che in realtà illustra la sua teoria estetica dell’arte, asserisce che l’artista deve scomparire dietro alla sua opera per affascinare e coinvolgere l’altro.

Battisti, un artista un po’ burbero che ammiro per il suo genio musicale e la sua umiltà, non ha mai rilasciato lunghe interviste sulle sue creazioni. Rispondeva sempre : “Ascolta le mie canzoni, chi sono io non è interessante.”

Questo costante esporsi, oggi, mi irrita, mi spinge alla fuga. L’apparenza (in quanto sintomo di celebrità) è diventata l’unico valore imperante della società, diffuso dalla tivvù, Facebook e Twitter (ora si possono anche comprare i followers, che meraviglia) e ha contagiato anche la scrittura : le agenzie di editoria a pagamento spuntano come funghi per soddisfare le velleità letterarie di scrittori esordienti con le tasche piene di soldi da arraffare. Si pubblicano volentieri libri che vendono bene, indipendentemente dal loro valore letterario  o umano (penso a Moccia, che aborrisco, Vespa, le biografie dei calciatori…).

Ecco il solito quesito : come si riconosce, come si può valutare una scrittura potente da uno stile piatto e scialbo? La letteratura può adeguarsi alle leggi del marketing senza perdere la sua funzione culturale, oltre che d’intrattenimento?

Una mia amica, futura linguista dalla mente sfavillante di logica, mi ha detto di non saper scrivere : la sua grammatica è ineccepibile, le sue frasi sono chiare e concise, eppure riconosce di essere totalmente sprovvista d’immaginazione. Si può imparare a scrivere, ad immaginare, oppure è un dono caduto dal cielo, il soffio magico della Musa?

Perché un testo, seppur scritto bene, non attrae, non avvince? Può un testo sgrammaticato essere più interessante?

Da qualche mese, ho preso il mio (poco) coraggio a due mani e ho pubblicato alcuni miei scribacchini in una pagina dedicata a poeti dilettanti. Lo so, è crudele infliggere al web la tortura dei miei caotici conati d’inchiostro, peggio ancora se poetici. Eppure desideravo tentare almeno un confronto, per maturare il mio stile (inesistente), correggere le ingenuità espressive (davvero tante) o gli errori di lingua (corrigetemi se sbaglio).

Rainer Maria Rilke, in Lettere ad un giovane poeta, consigliava di sviluppare in silenzio le proprie aspirazioni poetiche (onde evitare ridicole esaltazioni e preservare un minimo di dignità letteraria), di non chiedere consigli durante la composizione di uno scritto (altrimenti ti stravolgono tutto e dichiarano con un gran sorriso soddisfatto, come il barman ammiccante che si è abilmente destreggiato in cocktail acrobatici : e vualà! ), ma di mostrare, a tempo debito, alcune poesie, finite e limate, ad un amico o conoscente che potesse valutarne la validità con relativa sincerità ed occhio critico. Forte di questo assennato principio, decisi di mantenere fino ad ora una certa discrezione (quaderni e moleskine vennero accuratamente sigillati, nascosti e dimenticati in qualche cassetto polveroso e pieno di oggetti inutili), spassandomela a inventare racconti e favole per divertire il mio nipotino, tradurre oscuri romanzi in francese ed esercitare la mia pazienza in lezioni di letteratura alternativa per adolescenti.

Il progetto del sito era molto interessante, però. Gli altri autori oppure lettori di poesia potevano lasciare un commento sulla lirica appena letta e, qualora lo desiderassero, uno stringato parere  di gradimento o delusione. I nuovi iscritti dovevano proporre i loro componimenti alla redazione del sito, incaricata di giudicare se la forma poetica corrispondesse ai criteri estetici della pagina web : qualora le condizioni fossero state rispettate, le poesie venivano pubblicate nella categoria indicata dall’autore, indipendentemente dal loro valore letterario. In caso contrario, il rifiuto di pubblicazione veniva accuratamente giustificato, perché l’autore potesse modificare la propria poesia e renderla consona alle regole del sito, se davvero desiderava riproporla.

Speravo intensamente di imparare tanto ; in un certo senso è stato così. Ho avuto modo di accorgermi di numerose inesattezze e pigrizie di forma in alcuni miei scritti. Leggendo assiduamente gli altri poeti e scrittori, ho affinato il mio spirito critico ed i miei gusti. Alcuni autori, tramite le loro poesie, mi hanno stimolato a cercare una scrittura diversa, più mia, più umile e vera. Alcuni partecipanti al sito sono davvero molto bravi, divertenti, irriverenti. Pochi hanno un vero talento per la poesia. Il resto si diletta con gioia, abilità, semplicità, miellosità o superbia ( e qui mi torna in mente una scena del film Poeti Maledetti, in cui Rimbaud non teme di gridare che la poesia appena letta era indegna, per il massimo divertimento di Verlaine).

Il sistema dei commenti che, se usato bene, poteva rivelarsi un utile strumento di crescita, veniva purtroppo abusato per compiacersi vicendevolmente l’ego poetico (un po’ come in Facebook, ti do un pollice in su, ma tu poi vieni a complimentarti sul mio profilo) : leggendo alcuni apprezzamenti che si spandevano in una profusione di lodi e sentimentalismi, si aveva l’impressione di trovarsi di fronte ad un nuovo Leopardi o Ungaretti… A volte capitavano anche commenti negativi, ma venivano sistematicamente rimossi, per non ferire la suscettibilità dell’autore. Eppure, per chi inizia a scrivere, le critiche negative si rivelano spesso più costruttive degli elogi più belli : permettono di migliorare, di mantenersi umili, o di accettare piano piano una dolorosa realtà, che la scrittura non è forse il modo migliore in cui esprimere il proprio talento.

Capisco ora una riflessione di Marco-Aurelio, quando avverte se stesso di non cedere alle lusinghe e di diffidare di chi aggiunge un “davvero” alla sua lode ( significherebbe quindi che, in tempi normali, le sue parole non sono del tutto vere?). E forse è vero l’adagio popolare : meglio un ottimo nemico che un amico insincero.

Corriamo infatti il rischio di diventare insinceri a noi stessi per ricevere l’approvazione degli altri e di sciupare la nostra vita, perché storditi dalla frenesia e dal brusio dell’umana vanità. Lo capì bene Konstantinos Kavafis, in Per quanto sta in te :

E se non puoi la vita che desideri 
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

…Let’s begin a peaceful revolution of words and lifestyle.

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9 responses to “Just a button (Tricky Licks)

  • bassamarea

    Da ottima nemica: pollice in su! 😀

  • cassettino

    … “Ogni volta che ero costretto a presentarmi davanti alla classe, mi alzavo in piedi con una sensazione di disagio. Mi sembrava di essere un truffatore. Per questa ragione cercavo sempre di dire solo fatti oggettivi, evitando interpretazioni o commenti: Ho un cane, mi piace nuotare, non mi piace il formaggio eccetera. Malgrado ciò provavo lo stesso la sensazione di star parlando dei fatti immaginari di una persona immaginaria. Anche quando ascoltavo gli altri, mi sembrava che parlassero tutti di qualcuno che non erano loro. Tutti vivevamo respirando l’aria irreale di un mondo irreale.”

    è un pezzetto di Dance dance dance di Murakami che mi è sempre piaciuto tanto.

    per tanto tempo ho pensato, in passato, che apertura e confronto fossero un qualcosa di utile, addirittura forzando la mia indole (riservata, forastica). poi che è successo: sono arrivato alle stesse conclusioni tue, se si può parlare di conclusioni (saggio tuo nonno, qui ci si aggancerebbe bene).
    quando mi son messo d’accordo con quelli che sono i miei comportamenti istintivi ho iniziato a scrivere più volentieri, nonostante sia consapevole di scrivere scemenze. guardo con occhio ammirato quelli che sono gli scrittori che fanno parte della mia “famiglia dello spirito”, come diceva Saramago, e percorro la mia strada.
    alla fine scrivere non è che una delle pochissime cose che mi fa stare bene. e lo faccio solo per questo. e giro alla larga da chi si getta nelle imprese per senso di distinzione e di elevazione sugli altri.
    è una cosa che diceva anche Calvino: chi se ne importa della biografia, sono convinto che uno scrittore è ciò che produce, non quello che fa nel resto delle giornate. nelle parole sta scritto tutto, più o meno esplicitamente, senza il bisogno di sventolare le proprie mutande.

    perdona la lunghezza.

    • kodamae

      Bellissima riflessione.
      Alcuni scrittori sembrano leggere nel nostro animo e svelarne particolari a noi sconosciuti. Murakami, ad esempio o Calvino (il “senza bisogno di sventolare le proprie mutande” mi ha fatto proprio ridere). Permettono di crescere, di diventare più consapevoli di sé, di riconoscere e convivere con la propria riservatezza (non è un difetto mortale, come tendono a presentarlo oggi ; anzi, è più affascinante)
      È il più bel motivo per scrivere, Cassettino : scrivere perché rende felici, e non per ricercare la celebrità. Forse è questo sentimento di armonia, di naturalezza, che dona bellezza alle tue storie. Sono scemenze molto belle, le tue, spesso divertenti e profonde. Buona strada e che tu possa trovare tanti asparagi sul tuo cammino.

  • On Writing (everyone can be King) « Skias Onar

    […] atteggiamento in un sito di poesia molto popolare, di cui ho già avuto l’occasione di dire due parole : molti autori, schermendosi dietro la scusa del dilettantismo e della libera espressione del […]

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