Talking about a revolution

È tempo di cambiamento, lo dicono tutti. La benzina aumenta, l’atmosfera soffoca, i pinguini si abbronzano sugli yatch. Tocca stringere i denti, ingoiare il rospo e tirare avanti. Tanto la sera ci aspetta un bel programma generosamente diffuso dalla televisione di stato o a pagamento (la differenza è millesimale, quasi astratta, a tratti inesistente), con omicidi e gossip sulla decadenza attuale, bocche volgari e gonfie di compromessi al silicone che si aprono per disquisire esalare nauseabondi cliché sull’aborto, la povertà, la precarità del lavoro, il mondo dello showbiz, le relazioni umane, il peccato di carne.

Places des Invalides. Sta scendendo la sera, i primi lampioni riversano una flebile luce sulle ultime scie del crepuscolo.

-Signore, ce l’ha una sigaretta per me?

Il passante non si gira nemmeno, finge di dover rispondere ad una chiamata urgentissima sul suo iphone e prosegue indifferente la sua strada.

-Chiedere le sigarette è un’arte. A volte non sanno riconoscere che sono un artista.

-Non fai prima a comprartene un pacchetto?

-Forse. Ma le sigarette degli altri hanno un altro sapore. Un leggero retrogusto di generosità e indipendenza. Ora però, sono tutti con le mani in tasca e la schiena curva. Mi sembrano macchine. Tic-tic, tic-tac, fanno quando si avvicinano. Non ho la monetina per farmi dire “Buongiorno”.

-La crisi, è la crisi. Astinenza e pazienza, amico. E un buon bicchiere di Bordeaux.

-Bah… l’astinenza imposta e i surrogati all’insoddisfazione, dopo un po’ mi stuccano. Come i paroloni della gente al calduccio nelle sue stanze piene di tappezzerie dorate. Ehi, ragazzo, che per caso hai una sigaretta per un vecchio come me?

-Vedrai, il Bordeaux fa miracoli… ogni tanto un buon Beaujolais nouveau, quando capita, ti apre le porte del paradiso. Vecchio cagnaccio, dovresti smetterla di fumare, ti fa pensare cose strane.

-Mai quanto quelle che ci mettono in testa. Le senti tutto il giorno, finché ti sembrano normali. Invece storpiano le parole… siamo zoppi o ciechi o sordi, un po’ tutti. Liberté, Égalité, Fraternité, pfui! Vive la révolution!  Monsieur, une sigarette, s’il vous plaît? Vous avez du feu, aussi, par hasard?

Qualcuno sta speculando sulla Grecia al grido de “Si salvino le banche, si salvi chi può!”, la Spagna ed il Portogallo fremono, l’Italia era celebre per il suo bilancio creativo già all’epoca di Tolstoj… siamo sotto un governo tecnico, con le stesse facce, più o meno, dei governi precedenti, mentre aleggiano fantasmi politici un po’ ovunque. Stanno cambiando la Costituzione (il solito problema del : Chi controlla il controllore?), le leggi del lavoro… e se cambiassero anche alcuni privilegi dei senatori e deputati? Se rendessero la carriera politica un volontariato, uno stage poco remunerato, a tempo determinato? Questo sì, che sarebbe interessante, più realista. Molti avvoltoi scomparirebbero. Intanto, corrono tutti ai ripari, temono di condividere la sorte dei Greci (meglio abbandonarli al loro destino e far finta che tutto vada ancora). Vorrei anche veder cambiare il giornalismo d’oggi, che non indaga più, ma si piega alle opinioni soggettive oppure dei più influenti (il trattamento delle opinioni è l’essenza del giornalismo, ma è venuta a mancare l’etica deontologica che imponeva di verificare la veridicità delle informazioni e di confrontarle, criticarle, esaminarle, prima di manipolarle).

Hanno chiuso Megaupload perché contravveniva alle leggi del copyright (altresì inteso come diritto inalienabile all’intrattenimento a pagamento). Beh, finché non censureranno Youporn, possiamo stare tranquilli.

 –Mademoiselle, auriez-vous une sigarette?

Désolée, je ne fume pas. Mais j’ai un briquet, si vous le souhaitez.

P.S.: Da quando mi sono tuffata nella letteratura russa, oltre ai soliti mail sul Viagra, ricevo pubblicità su libri originali del modernismo russo nei primi anni del Novecento. Compreso un trattato di Stalin. Apparently, I see red. Well, I’m more for the rainbow, if I can say it.

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