Let it be Trans

Virginia Woolf, in Orlando, romanzo teatrale, appassionata dichiarazione d’amore letteraria, favola barocca ed ironica dedicata ad un’evanescente Vita Sackville-West, gioca graziosamente con il/la protagonista dal sesso mutevole nel corso dei secoli, cambiando così anche il suo status sociale (l’esordio è ambientato durante la piccola glaciazione del Seicento, uno dei più grandiosi dipinti letterari della Woolf).

Si delinea così una riflessione ardita sulle differenze sociali tra uomo e donna, differenze che vengono messe alla prova, le cui conseguenze sono denunciate con mordente sarcasmo : Orlando donna, nel XVIIImo secolo, in quanto donna nubile rischia di perdere tutte la sue proprietà ; dovrebbe quindi cedere alle lusinghe di un ridicolo conte per non rimanere zitella e demunita… ricorda in questo un personaggio di Jane Austen, Miss Lucas, in Pride and Prejudice.

Ecco la reazione dell’eroina di Woolf, interpretata da Tilda Swinton al massimo del suo fascino androgino e algido nel bel film eponimo del romanzo  :

Orlando non è l’unico transessuale della letteratura. Fin dall’antichità, si raccontava molto di Tiresia l’indovino e di Ermafrodito, bellissimo figlio di Ermès e Afrodite, il cui corpo fu unito per sempre con quello della ninfa Salmace, al fine di esaudire le preghiere disperate di quest’ultima.

Tiresia, secondo il mito, venne punito per aver ucciso, nell’impeto della sua crudele bigotteria, due serpenti che si univano in un legame sacro. Da uomo, divenne donna per un secolo (essere donna in Grecia nell’antichità doveva essere certamente meno vantaggioso)… Allo scadere del tempo, ritrovò la sua natura virile. Venne poi accecato da Era per aver osato rispondere troppo sinceramente ad una domanda impertinente che aveva scosso la coppia reale : nel rapporto, godeva di più l’uomo o la donna? Tiresia rispose che l’uomo poteva provare un unico, imperante piacere, mentre la donna disponeva di risorse più diversificate e raffinate per raggiungere l’orgasmo. La pudica Era se ne risentì molto, mentre Zeus scoppiò in una… gioviale risata. Aveva vinto la sua scommessa.

Persino nei manga esiste un divertente caso di alterità sessuale : Ranma 1/2, un ragazzo allegro e spregiudicato, esperto di arti marziali, appena viene schizzato con dell’acqua fredda, si trasforma in avvenente (e pettoruta) ragazza dai capelli rosso fuoco. Il corpo cambia, la mentalità no : tutte queste mutazioni parziali o temporanee provocano divertenti qui-pro-quo e battaglie assurde.

Da piccola, desideravo con tutta me stessa essere un uomo. La mattina, mi piazzavo accanto a mio padre, sotto il lavandino (ovviamente non ero ancora abbastanza alta per arrivare allo specchio), mi impiastravo goffamente il viso di schiuma da barba e fingevo di radermi. Volevo essere forte come lui. Avevo l’inconfessabile impressione che, se fossi stata un maschio, mia madre mi avrebbe amata di più (in un impeto di rabbia, esclamò che l’aver avuto tre figlie femmine e un solo maschio era stata una grande disgrazia, nonché punizione divina).

Mentre tutte le altre bambine giocavano con gli orsetti in peluche e le barbie, calciavo in un pallone, giocavo a basket e costruivo astronavi e castelli in Lego (che belli i Lego) – sembra tanto un cliché del garçon manqué… In realtà mi piaceva anche tanto offrire dei fiori alle persone che amavo. Mi dissero che era strano offrire fiori agli uomini, una donna doveva solo riceverli. Era un comportamento ambiguo, very disturbing. Just be a good girl, don’t indulge in such fancies. 

Ogni venerdì, guardavo avidamente Super Quark (compreso l’allora interminabile documentario sulle savane africane, commentato dal professor Mainardi) e pensavo che, da grande, avrei preso delle pillole super-tecnologiche per non essere più donna. Non avrei più sofferto per le mestruazioni, non avrei più dovuto fare la fila nei bagni pubblici, potevo andare in giro di notte o viaggiare da sola senza temere per il mio “onore”.

Ma è davvero così terribile essere donna? Cosa significa essere donna, essere femminile?

Come sarebbe essere uomo? È davvero più facile?

Un mio amico, di recente, ha avuto un grande dispiacere affettivo. È scoppiato a piangere di fronte a me, ma continuava a nascondersi, a vergognarsi. “Un uomo non piange”, ripeteva. “Un uomo non piange mai”.

Quanti pregiudizi ancora da combattere…

Perché mai un uomo non dovrebbe piangere, se ne prova il bisogno? Perché dovrebbe essere sempre corazzato, duro, non esprimere mai quello che sente, come il severo Aleksej Aleksandrovic in Anna Karenina? E se non lo è, viene accusato di mollezza, di debolezza, di carattere effeminato. Non aiuta in casa? È un maschilista. Si occupa dei bambini, divide le faccende domestiche con l’altra metà? È un buon uomo. È ricco? È un buon partito. È omosessuale?  “…che peccato.” È trans? “Troppo strano. Contro natura. Berk!”

“Gli uomini fuori, le donne in casa”. Pfui! Ancora convenzioni restrittive! Quanto è più variegata la realtà!

“L’uomo ce l’ha sempre duro, sempre pronto.” “Sempre”, in questo caso, corrisponde al limitatissimo e fallace ambito dei filmati trash di YouPorn. Anche gli uomini possono avere mal di testa, ogni tanto. Senza contare che spesso proprio quell’ansia da prestazione inibisce la vera passionalità del desiderio.

La sensualità, la sessualità degli uomini e delle donne non è la stessa, non è la stessa nemmeno tra due individui. Forse nemmeno la stessa percezione del mondo? Andrebbe scoperta insieme, confrontata nel rispetto di ognuno.

Ieri, mentre passeggiavo nei pressi della Bibliothèque François Mitterrand, sono capitata in mezzo ad un gruppo di adolescenti sui 17 anni. Stavano scherzando sul sesso. Uno di loro gridò : “Ecco! Non hai che dirle, proprio mentre te la stai facendo, che sei sieropositivo!”. E risero, pensando che si trattasse di un meraviglioso scherzo per quella che aveva rifiutato di fargli un pompino. Un conato di disgusto e di indignazione mi ha assalito. Ero furiosa. Non ho resistito, li ho interpellati e abbiamo iniziato a discutere. La mia voce si è alzata, chiara e ferma : “e se lo facessero a te, uno scherzo del genere, lo apprezzeresti? Sai cosa significa essere sieropositivo? Sai cos’è l’AIDS, come colpisce il corpo, la sofferenza che comporta?”. “Non sono affari tuoi. E poi hanno rotto con questa storia dell’AIDS, lo prendono solo i gay nelle loro orge”, mi rispose il ragazzo in questione.

Gli ho dato uno schiaffo. Il primo della mia vita. Una tale leggerezza, un tale disprezzo mi avevano sconvolto. Forse non dovevo farlo. La violenza non è mai una soluzione. Meglio un calcio nei gioielli di famiglia per rendere indelebile il ricordo delle mie obiezioni?

“Non sono affari tuoi” ? E invece sì, sì, sono affari miei! Perché sono una donna, perché offendi la dignità di una donna e dell’uomo in generale, perché sei un bruto, una bestia, un imbecille, un maleducato, egoista, ignorante, incosciente. Ed è mio dovere dirti quanto le tue parole siano terribili, perché rivelano una profonda, allarmante mancanza di rispetto per l’altro.

Mi torna all’orecchio “Boys and girls” dei Blur.

Street’s like a jungle
So call the police
Following the herd
Down to Greece
On holiday 
Love in the 90’s
Is paranoid
On sunny beaches
Take your chances looking for

[Chorus]
GIRLS WHO ARE BOYS
WHO LIKE BOYS TO BE GIRLS
WHO DO BOYS LIKE THEY’RE GIRLS
WHO DO GIRLS LIKE THEY’RE BOYS
ALWAYS SHOULD BE SOMEONE YOU REALLY LOVE

Avoiding all work
Because there’s none available
Like battery thinkers
Count your thoughts on 1 2 3 4 5 fingers
Nothing is wasted
Only reproduced
Get nasty blisters
Du bist sehr schon
But we haven’t been introduced

L’Éducation Sentimentale  (e sessuale) non va abbandonata. Eppure mi sembra tanto lontana.

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