Clockwork Orange (Squeezed)

Cover by Kristian Hammerstad : http://www.kristianhammerstad.com/

Mi avevano avvertito, ma da impunita scettica e cinica, non ho voluto credere alle leggende urbane sulla patente francese : è un vero inferno passarla a Parigi. La teoria si ottiene facilmente, basta esercitarsi un centinaio di volte sui dvd che la scuola-guida propone come lezione, con i quiz finali di quaranta domande che si ripetono. La pratica è più complessa : si devono prendere minimo venti-trenta ore di guida (a 50 euro l’ora…) con un monitore prima di essere convocati dalla prefettura per una prova di circa quaranta minuti in periferia (due manovre, due domande orali sul motore, guida in città, guida in autostrada), di solito alle 8 del mattino.

In una di queste lezioni, dovevo imparare a parcheggiare. Siccome la macchina davanti a noi si apprestava a compiere tale manovra, il mio monitore mi disse di guardare attentamente e di ripetere. La Peugeot si infilò in tre movimenti nel posto-macchina, che si rivelò troppo angusto per lei. Il conducente, imperturbabile, non volle lasciare la presa : una botta davanti, una dietro, finché si creò lo spazio  sufficiente per un parcheggio “su misura”. Gettai uno sguardo perplesso al monitore… “Uhm, meglio cercare un altro esempio…” In Italia, il conducente non sarebbe uscito vivo dall’abitacolo.

Forse i Romani, più di duemila anni fa, avevano già intuito una profonda verità dell’animo umano o della vita in generale : “Mors tua, vita mea”. Per trovarsi un posto al sole, bisognerebbe quindi calpestare un po’ lo spazio altrui. Lo disse anche Plauto, nella sua commedia Asinaria, tramite un’analogia tanto vivida quanto efficace : “Homo homini lupus”, riassunto da mio nonno cantastorie di Roma in “più te fai pecora, più te se magnano”.

Ho finito di leggere A Clockwork Orange di Anthony Burgess in inglese. Sconvolgente. Terrificante. Ironico e feroce. Profondo e visionario. Dopo le prime, ultra-violente pagine, nello strano e musicale linguaggio nadsat (mi è entrato in testa, ormai), che percorsi boccheggiando, barcollando, soffrendo, approdai alle parti di ultra-violenza morale, che scatena una vera e propria riflessione sulla giustizia, la libera scelta, così come sulla classica dicotomia tra bene e male. È giusto usare la violenza per fermare la violenza? Un uomo a cui si toglie la possibilità di scegliere è ancora un uomo? Il protagonista, Alex, votato a tutti gli eccessi più depravati, alla violenza più assoluta, ma animato da una profonda passione per la musica classica, specialmente esaltato dalle sinfonie di “Ludwig van” viene condizionato mentalmente secondo la miracolosa “Ludovico’s Technique” : nei film ai quali è costretto ad assistere, la violenza che usava praticare gli appare più reale della realtà stessa, a suon di sinfonie classiche. Viene così ridotto ad un’inerme ombra di se stesso, a cui il solo pensiero violento provoca un’atroce sofferenza indotta. La musica di Ludwig, che lo estasiava e ispirava nella violenza, gli viene ritorta contro e diventa, grazie alla tecnica Ludovico, uno strumento di tortura psicologica. Questo è per lui il vero “sin”, peccato : traviarlo tanto da rendergli la musica insopportabile.

Il giovane spezzato nell’animo viene poi usato senza scrupoli per svariati fini politici : dimostrare l’efficacia del Governo nel reprimere la criminalità, oppure, per il partito opposto, testimoniare della sua inumanità spingendolo al suicidio. I “brothers” si rivelano traditori che non esitano a manipolarlo per raggiungere i propri scopi. E le antiche vittime di Alex non esitano ad approfittare della sua debolezza per restituirgli con gli interessi la violenza un tempo ricevuta : ora che non è più in grado di reagire, tutti lo aggrediscono spietatamente e vigliaccamente. Occhio per occhio, dente per dente. Chi sono i buoni, ora? Sono veramente buoni? 

Un’ironia sottile e tagliente come un britsva pervade le pagine, fino a sconfinare nella meta-letteratura : uno scrittore compare come una delle prede di Alex, che non esitò, all’inizio del libro, a strappare il suo romanzo “A Clockwork Orange” nella foga della violenza ; anche lui si chiama F. Alexander (Fake Alexander?) ed è forse l’alter-ego borghese del protagonista, in stile dr Jekyll & Mr Hide :  accoglie gentilmente il giovane di cui conosceva l’identità grazie ai quotidiani, ma che non aveva collegato all’efferato crimine di cui era stato vittima assieme alla moglie. Appena scoprirà la verità, tenterà anche lui di vendicarsi per i torti subiti. Lo strumentalizzerà per difendere la libertà d’espressione e poi cercherà di uccidere la “sua creazione”, ma sarà allontanato per il bene di entrambi. Well well well.

Alex viene infine curato e ritorna per qualche tempo alla sua vita da malchick perverso. Eppure, ora, prova un sincero disgusto per la violenza e l’ipocrisia. Desidera qualcos’altro. È cresciuto. Incontra Pete, un suo vecchio droogie, scopre che è sposato, che va a della feste tranquille dove si beve tè al latte senza stupefacenti e si gioca con le parole, parole “normali’ e non più il variegato nadsat. Sceglie di cambiare vita e di cercarsi una bella devotchka da amare, che possa essere la madre dei suoi figli.

La Grecia è a fuoco e fiamme, la Biblioteca dell’Università di Atene brucia, la gente vaga per le strade senza speranza, animata da un astio profondo verso il governo greco che ha capitolato alle leggi inumane dell’economia. Intanto, all’assemblea europea, le banche speculano sulla miseria umana e guardano con disgusto e condiscendenza questi “cattivi elementi” della U.E. I Tedeschi, i Francesi e anche gli Italiani corrono ai ripari, nascondo gli scheletri nell’armadio, condannano, lanciano battutine sarcastiche. Allontaniamo ciò che non vogliamo vedere, ciò che in fondo temiamo, perché potrebbe succedere anche a noi. “Che la Grecia si arrangi da sola, non possiamo sempre pagare noi per lei” e intanto permettono ai responsabili della sua disastrosa bancarotta di espatriare con tutti i loro beni.

No man is an island entire of itself ; every man

is a piece of the continent, a part of the main ;

if a clod be washed away by the sea, Europe

is the less, as well as if a promontory were, as

well as a manor of thy friends or of thine

own were ; any man’s death diminishes me,

because I am involved in mankind.

And therefore never send to know for whom

the bell tolls ; it tolls for thee.”

John Donne,  No Man is an Island.

Terenzio, nel suo Heautontimouromenos, fece dire ad un suo personaggio tutt’altro che virtuoso, ma in fondo simpatico : Homo sum, humani nihil a me alienum puto“. Cicerone usò questa bellissima espressione per sviluppare il concetto filosofico di umanità, che venne poi ad addolcire l’inesorabile dottrina stoica.

E oggi? Oggi abbiamo i paraocchi. Anzi, ci pariamo il culo il conto in banca. Ci si specializza sempre più, si vuole guadagnare sempre più, si è sempre in balia dell’avidità, a scapito delle relazioni umane, della spontaneità, della memoria, della bellezza. Tutto quello che non è utile, finanziariamente produttivo o immediatamente consumabile viene abbandonato a se stesso. Compreso l’uomo. Siamo isolati in un egocentrica prigione moderna.

D’altronde è facile pontificare dietro lo schermo di un computer, al calduccio sui morbidi cuscini del letto… non sia mai detto che non scatti la rivoluzione spirituale e non violenta (esiste?) del canapé o Peace&Love Sofà.

Are we no more than clockwork-oranges to be pressed, squeezed and thrown away?

How horrorshow. Sick sad world!

Chiederò a Charlie Chaplin e i suoi Tempi Moderni in bianco e nero, pieni di ironia e vita. Oppure alla fantomatica Metropolis.

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3 responses to “Clockwork Orange (Squeezed)

  • FS

    Driving and parking in different cities is always an intriguing experiment. Paris, Rome, London, New York, Toronto…Siena, Florence. All so different. Walking is so much easier. :-).

    Interesting thoughts about A Clockwork Orange. That story was published 50 years ago. Some of it could be written yesterday. Let’s hope that cooler heads prevail during this time of transition.

  • kodamae

    Uhm, in Rome, Siena and Florence it might even become a Mission Impossible 🙂 When I take the bus, I always fear it would loose some piece while creaking and bouncing on the irregular roman sampietrini… Walking is also so much more beautiful and relaxing 😀
    Sometimes I wonder… even if we realize amazing achievements in science and technology, some things in human mind don’t change so much : love, hope, ambition… as well as an instinctive inner laughing that helps us in difficult times. Have a lovely day!

  • bassamarea

    Quanti spunti di riflessione in questo post: da ‘Arancia meccanica’ a ‘Tempi moderni’, il tutto amalgamato perfettamente da esperienze di vita vissuta; quando le parole scorrono via veloci, la lettura non risulterà mai un peso.

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