Polymorphous

Felice Candelora in ritardo! La serata scorsa è stata dedicata alla degustazione di ottime crêpe e galette fatte volare in cucina (molti OVNI sono rimasti fatalmente attratti dalle pareti del soffitto), accompagnate da un buon sidro d’annata (la famosa bolée) brettone.

A Parigi, dopo diverse giornate uggiose, è apparso uno splendido sole : le nubi sono state spazzate via da un vigoroso vento siberiano (Attila, l’Unno) e si aspetta la neve (a bocca aperta, le sguardo rivolto al cielo, prima che il respiro geli). Potrei lanciarmi in una danza della neve sul Pont Des Arts, alla Calvin&Hobbes, ma temo che fuggirei via alle prime avvisaglie di innamoratini venuti a consacrare un lucchetto per la San Valentino.

Mi manca la neve scintillante del Canada, quando giocavo con Chris a scolpire improbabili pupazzi di neve, a rotolarci nella neve, oppure a lanciare alcune noccioline agli scoiattoli.

“Mi sembri sempre tanto piccola”. Quante volte quest’espressione è risuonata alle mie orecchie. Piccola, in che senso? Mi avvicino ai miei venticinque anni (un quarto di secolo, dopotutto), sono mediamente alta.

Piccola, in quanto infantile? ingenua? irresponsabile? avventata? immatura? (Mi piacciono i sinonimi, permettono di riflettere sulle sfumature delle parole). Perché piccola?

Perché mi piace raccontare storie? Perché mi piace giocare con la neve? Perché spesso mi distraggo a sognare e mi diverto a tessere fantasie? Perché mi entusiasmo per un niente?

Cosa significa crescere? Acquisire una certa maturità? Esistono diversi tempi di maturazione? Perché dovrei affrettare i miei?

Se crescere significa rinunciare a vagare nelle infinite possibilità del divenire, per rivestire un’identità precisa, univoca, inalienabile… lasciami ancora esplorare, lasciami sperimentare i diversi aspetti della mia personalità, lasciami rincorrere i miei desideri e mettere alla prova le mie potenzialità, per discriminare ciò che è veramente mio da ciò che è solo un riflesso di altri.

Da piccola, immaginavo che il vento mi cantasse splendide storie di terre lontane, sconosciute. Rifiutavo di legarmi i capelli, affinché lui potesse scompigliarli, accarezzarli : erano le mie ali, la mia libertà. Pensavo che li avrei legati quando avrei trovato qualcuno per cui ritornare. Intanto, mi divertivo a saltare di un mondo parallelo all’altro. Non come una foglia al vento (come disse uno scrittore francese : “Vouloir être dans le vent, c’est avoir l’ambition de feuilles mortes”) o come una rondine… semplicemente, volevo vivere pienamente ogni istante, vivendo tante vite diverse.

La verità è che non ho ancora smesso di divenire, perché non so ancora cosa essere. Perciò, sono intimamente reticente ad essere confinata e rinchiusa in un’unica me stessa ; il solo pensiero mi scatena una vera e propria reazione claustrofobica. Come dovrei sentirmi, come dovrei agire, come dovrei essere, se fossi coerente.

Voglio essere tentacolare, nascosta, diversa, polimorfa, cangiante. Almeno per un altro po’. Mi mimetizzerò, sarò il tuo specchio, schiverò gli sguardi indiscreti, scivolerò via da ogni abitudine, ogni opinione che imprigiona l’anima, invece di confortarla e rafforzarla.

Sono cosciente che non è possibile fuggire per sempre, né evitare tutto ciò che ci spaventa o suscita disagio in noi : eppure, so che mi attende una lunga strada di gaie contraddizioni e futili incoerenze, dolorosi addii e ritrovi, incredulità, errori, illusioni e speranze, prima di imparare ad essere veramente me e di potermi aprire al mondo senza temere di essere fulminata dalla potenza della realtà.

Oppure ci sarà qualcuno per cui tornare.

And yes, we all dance in the crest of Hell, our eyes filled with butterflies.

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