Urbanities

Qualche anno fa, dovetti svolgere una piccola ricerca di etologia in città : dovevo studiare il comportamento di una certa specie urbana e osservarne i meccanismi adattativi.

Poiché pranzavo tutti i giorni nel Jardin des Plantes ed ero regolarmente depredata dalla mia mezza baguette dai vari volatili che si aggiravano nel parco, mi ero già divertita a notare le piccole differenze di comportamento di ognuno.

I piccioni si avvicinavano come se niente fosse, in un primo momento, allungando ritmicamente il collo per avvistare qualche pepita di cibo (“uplà! Passavo di qui per caso, sai, proprio vicino vicino alla tua scarpa mentre stai divorando un panino buono buono”), precipitandosi poi senza alcuna briciola di dignità su sassetti (perché mangiano sassi?) e molliche insaporite di burro e prosciutto cotto di Bayonne. Le tortore hanno un comportamento simile, ma sono più goffe nell’atterraggio.

I passerotti erano più furbi : più piccoli e più agili, non esitavano ad arraffare una briciola da sotto il becco di un piccione tonto, volando abilmente a rasoterra (che tecnica!) e atterrando più in là, pigolando di gusto ; più carini e consci della loro apparente fragilità, non esitavano a riprodurre le mimiche dei pulcini (i pigolii acuti, arruffare le piume a palletta, battere lievemente le ali e coricarsi a terra) per suscitare un nutritivo istinto di protezione e benevolenza nell’umanoide seduto sulla panchina ; se quest’ultimo non accennava a condividere il suo pasto con questi esseri graziosi, non restava che partire all’attacco e sospendersi magistralmente in volo ad altezza del panino, come un colibrì che si appresti a suggere il delizioso nettare da un fiore.

Le papere arrivano ciondolando e reclamano il cibo spalancando il becco per il loro caratteristico verso (“qua, qua, lancia qua!“). Possono anche pizzicare (FA MALE).

I corvi e le cornacchie sono intelligentissimi e violenti (alcuni non esitano a rovesciare un rivale e combatterlo a colpi di ali, becco e zampate). Possono decidere di eseguire una strategia di gruppo per ottenere del cibo. Sanno aprire i cassonetti delle immondizie e sventrare i sacchetti in plastica che celano meraviglie gustative.

Scelsi quindi di osservare i piccioni e seguii per 6 mesi l’evoluzione di una colonia di colombi installata sulle travi della stazione metropolitana La Motte-Picquet Grenelle. Scoprii alcuni elementi sorprendenti. I colombi cittadini provengono dai colombi viaggiatori inselvatichiti, dopo l’abbandono degli antichi colombari o la loro distruzione sotto i bombardamenti delle due guerre mondiali. Esistono numerose varietà : i piccioni di scoglio, per esempio, sono dei piloti provetti, possiedono una vista acutissima e un’ottima rappresentazione spaziale. Non andrebbero mai a sbattere contro le vetrate dei grattacieli, né attraverserebbero con il rosso. Sono gli unici volatili che si abbeverano succhiando l’acqua con il becco (a mo’ di cannuccia) e non deglutendo a piccoli sorsi. Devono inoltre ingoiare alcune pietruzze, che permetteranno loro di stritolare il cibo, tramite una frizione con un osso molto resistente del petto.

Soprattutto, vivono in colonie, rette da una coppia dominante. La fase di corteggiamento è piuttosto lunga : il maschio deve mostrare le sue piume in un parata tubulante, offrire semi e altri doni alla corteggiata, deve nutrirla come un pulcino (becco a becco), volarle accanto in armonia ed infine, se la femmina è d’accordo, c’è l’accoppiamento. Ogni piccione sceglie un solo compagno per allevare la sua prole. Il maschio deve fornire il materiale di costruzione per il nido (piume, rametti, paglia, pezzi di carta). Il maschio e la femmina si alternano durante la cova delle uova ; il partner libero va in cerca di cibo per il compagno. La femmina, nei primi giorni dopo la schiusura delle uova (due, in genere), secreta un liquido particolare, dalla consistenza densa e biancastra : latte di piccione.

La coppia è a vita e la fedeltà è una prerogativa per l’allevamento della prole. In teoria. La realtà è molto Beautiful.

Ho osservato la prima coppia dominante : Isotta e Giampoldo erano molto uniti. Hanno iniziato a costruire il loro nido alla fine di gennaio. Rufus, un piccione marmorato di rosso, andava sempre a rubare un rametto da loro per edificare il proprio nido, invece che stancarsi a cercare materiali altrove. Furbetto. Isotta e Giampoldo hanno allevato sei piccoli (due non sono sopravvissuti alle gelate di marzo). Dopo due mesi, Isotta, che già soffriva di problemi respiratori, non si è più svegliata. Giampoldo ha continuato a starle accanto, giorno dopo giorno, fino a deperire.

La coppia seguente, Homer e Marge, era più turbolenta. Si beccavano spesso e ci furono delle infedeltà coniugali. Rufus fu rincorso a beccate per aver sedotto la compagna di Homer. Allevarono quattro piccoli.

Ci fu anche il caso di una coppia composta da due maschi (nessun uovo), così come due femmine (quattro uova).

Chissà perché, ma non li sentii più così distanti o ripugnanti (a Parigi li chiamano “Rats volants”). Ritrovavo molte similarità con un’altra, predominante specie urbana.

Forse anche noi abbiamo un cervello d’uccello, sotto la nostra complessa corteccia neo-cerbrale.

P.S.: E le processionarie? Seguono un condottiero, ma se finiscono in tondo, continuano a girare finché non si ammassano l’una sull’altra. Giro giro tondo, casca il mondo

P.S.bis: Tra i termini di ricerca per approdare a questo blog, compariva “Erika Lust e pizza”. Uau. Porno gastronomico.

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