Knowing the Korean Klan

Ah, Parigi ed i suoi quartieri tipici. Il 15ème è una piccola Bretagna, con una forte presenza coreana, il 13ème ospita una colorata China Town, mentre i dintorni di Pyramides et Opéra sono popolati da Italiani e Giapponesi. Le 11ème arrondissement è il ritrovo degli artisti squattrinati, dei musicisti indie e rock, dei loft sgangherati sopra le scuole da ballo e di canto, dove le Muse alternative amano ispirare i loro amati reietti.

Quando eravamo piccole, prima di lasciare Parigi per la prima volta, i miei desiderarono comprare una casa. Visitarono un’infinità di appartamenti e persino una péniche vicino all’incantevole Île de Jatte.

Trovarono uno splendido appartamento con un lungo balcone, tre caminetti e alti soffitti elegantemente stuccati (mio padre adora le moulûres), in pieno cuore di Pigalle. L’abitazione si trovava sopra un bar ed era circondata di sex-shop e cinema a luci rosse. L’ambiente era un poco particolare, ma ci si poteva adattare… Mio fratello, allora adolescente, ne sarebbe stato felice. Passeggiando davanti alla casa, in attesa che arrivasse il responsabile dell’agenzia per un’ultima visita prima di firmare il contratto, mia madre vide uno strano essere appollaiato alle sinuose linee del balcone : era un babbuino con una giacchetta di latex nero. Si seppe così che l’inquilino del piano di sopra aveva scelto tale animale di compagnia. Naturalmente, era innocuo e molto affettuoso.

Mia madre scappò via alla velocità della luce. Forse aveva già immaginato una scena alla King-Kong : il babbuino che rapisce una delle gemelle e si rifugia sulla punta del Moulin Rouge.

Così è Parigi, Ville-Lumière superba, affascinante e bizzarra.

Al secondo anno di Università in Biologia, ero nel mio periodo turbolento e ribelle : giovane in collera contro il mondo e contro me stessa, andavo nelle manifestazioni per gridare la mia rabbia e la mia delusione, giravo tutta la città in cerca di stordimenti e curiosità, per non sentirmi più morta dentro, non più così sola e triste. La preda ideale per i cercatori di anime perdute da salvare. In più, a quel tempo, avevo i capelli molto lunghi e neri (no, non sono emo), che diventavano un fitto sipario per chiudere il mondo fuori. Apparivo ancora più timida.

Fui avvicinata nel campus universitario da due individui, che mi chiesero se ero interessata a scoprire la Bibbia e il messaggio del Signore. Rimasi evasiva. Uno di loro era un ragazzo giovane e molto nervoso, che mi incitava a venire nella loro sede. L’altra era una ragazza asiatica, dalla voce dolce e dal sorriso sereno : era lei la principale reclutatrice. Li incontrai altre tre volte e pensai, stranamente, che forse era destino andare a dare un’occhiata alla loro comunità. Chissà, forse avrei trovato un po’ di pace e di conforto da tutte le mie preoccupazioni.

Mi invitarono a raggiungere la stazione Alesia un certo venerdì, dove uno di loro mi avrebbe aspettato all’uscita e condotto al centro religioso. Quel giorno, ero raffreddatissima e in preda ad una forte febbre, ma scelsi di andare, perché non volevo rimanere in casa, in balìa dei miei fantasmi.

Mi accolse il ragazzo nervoso dell’altra volta e mi invitò a seguirlo. Tra un fazzoletto e l’altro, osservai bene i dedali delle strade, individuai alcuni punti di riferimento per ritrovare il mio cammino tra i viottoli che percorrevamo. Giungemmo ad una palazzina grigia, suonò ed entrammo. Mi fecero segno di togliermi le scarpe e di lasciarle sul pianerottolo (pensai stupidamente : e se fosse davvero una setta, scapperei in calzettoni per il 14ème?), poi mi indicarono una stanza dove poter lasciare la mia giacca e incontrare il mio Maestro. Nel corridoio c’era una porta semplicemente accostata, pensai di dovermi recare lì. Entrai con prudenza e vidi tutto un gruppo di ragazzi asiatici chini sopra delle opere in coreano, intenti a definire un rituale o l’ordine di una processione. In una parete, troneggiava il ritratto di Kim-Jung-Il. Appena si accorsero della mia presenza, mi significarono di uscire al più presto. I novizi non potevano entrare lì. Access Denied. Where the hell am I?

Un uomo mi prese per le spalle e mi introdusse in un’altra stanza, dove trovai il ragazzo nervoso e la ragazza dal sorriso dolce. Mi invitò a sedermi con loro, mi mise davanti una Bibbia e mi invitò a leggere un versetto del vangelo di San Matteo. Era il passaggio in cui vengono descritti i diversi cuori degli uomini : alcuni hanno un cuore di spine e non c’è amore per loro, altri sono inariditi e chiusi, altri fertili ma fragili, dove il Verbo nasce e muore. Sarei stata un cuore capace di accogliere la Parola? Mi dissero che il mio era pieno di spine e di menzogne, ma se avessi seguito gli insegnamenti del Maestro (che avrei conosciuto più tardi, qualora i suoi assistenti mi avessero ritenuto pronta, ossia che la mia conoscenza della Bibbia fosse divenuta sufficiente), mi sarei liberata, avrei assaporato la pace.

Poco dopo, sentimmo bussare alla porta ed entrò un metallaro, si inginocchiò davanti alla Bibbia, con le braccia aperte e lo sguardo rivolto al cielo, pronunciò una lunga preghiera e si sedette con noi. La ragazza scorse probabilmente la mia espressione attonita e mi spiegò che, in seguito, anch’io avrei dovuto inginocchiarmi davanti alla Bibbia e seguire i suoi insegnamenti.

Una volta la lettura finita, ringraziai, mi inchinai alla coreana, non firmai un foglio che mi tendevano e raggiunsi il più velocemente possibile la stazione della metro più vicina.

Sono una persona avventata, arrogante e presuntuosa. Tuttavia, non credo che approfittare della fragilità psicologica o emotiva di una persona per invischiarla in un sistema di obbedienza significhi aiutarla. Per me, la religione dovrebbe essere una guida verso il rispetto, la libertà e l’amore del prossimo, per essere una persona migliore. A volte è necessario realizzare questo percorso verso la coscienza con disciplina e umiltà ; eppure, non voglio credere a qualcosa perché mi viene detto di farlo (Chi è il Maestro? perché mi devo inchinare, obbedire? Perché mi dici che valgo meno di niente, se già mi sento così? Sono indegna di Gesù? Perché c’era il ritratto di Kim-Jung-Il?). Mostrami la tua serenità, la tua giustizia, la tua generosità e ti seguirò, cercherò di fare del mio meglio per assomigliarti.

Il dittatore nordcoreano è morto. Sono giunte fino a noi delle scene di profonda disperazione, le piazze gremite di gente in lacrime. Il culto della personalità che lo ha divinizzato in vita lo renderà immortale. Come può un solo uomo coinvolgere in questo modo tutta una popolazione? Forse l’uomo ha istintivamente bisogno di un capo, una figura di riferimento per il clan?

La Corea del Nord è un mistero, un paese chiuso, diviso, militarizzato. Dall’altra parte della frontiera, si trova la Corea del Sud, uno dei tre Dragoni d’Oriente. Chissà quando cadrà il muro di filo spinato e segreti di Stato.

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