Inconsistencies Within

 

Un blog è un diario in linea, immerso nell’infinita rete virtuale.

Ma un diario, cos’era, un tempo? Non era quel piccolo quaderno al quale confidavamo tutti i nostri pensieri, tutti gli straordinari avvenimenti del nostro incredibile quotidiano, i nostri amori non corrisposti, i disegni, i sogni? E lo custodivamo gelosamente lontano da occhi indiscreti, estranei?

Lo ammetto, non ho mai avuto la pazienza per perseverare in un tale progetto. Chissà perché, l’incipit “caro diario, oggi… etc.” ha sempre avuto il dono di congelare le mie velleità prosaiche. Poi, venendo da una famiglia numerosa, dove quasi tutto viene condiviso e il concetto di camera non caratterizza uno spazio privato quanto, piuttosto, una sorta di punto di passaggio e di ritrovo fraterno e felino (ormai becco sempre il nostro gatto con la guancia mollemente adagiata sul mio cuscino), non mi fidavo di appuntare tutte le mie vulnerabilità e stupide opinioni su carta (conscia del terribile e mezzo vero monito : scripta manent).

Ora, ironia della sorte, si sceglie di esporre ad ogni potenziale utente del web la propria intimità, etichettandola, dividendola in categorie, promulgandola, cambiando gli status ad ogni secondo. Magari alla ricerca di un pollice verde, simbolo di consenso e di appartenenza (a chi? a cosa?) o di affinità elettiva (“yo, brother! you think so well, ‘cause you think like me, dude!”).

Ma quello che raccontiamo, siamo davvero noi? Oppure ci costruiamo un personaggio, insceniamo una vita parallela, quella che vorremmo o dovremmo avere, dipingiamo un’altra maschera sociale, pitturata di parziale anonimità che permetterebbe, paradossalmente, una più grande sincerità? Ci abbandoniamo al piacere di raccontarci, senza doverci conformare a quello che la gente pensa di conoscere a proposito di noi?

Sarà che sono ossessionata dalle maschere e dalle personalità multiple : una folle curiosità mi spinge a voler vedere cosa ci sarà dietro, mentre un folle terrore mi trattiene dal farlo, come ho già scritto da qualche altra parte (mi ripeto, mi ripeto… chi, io? per caso mi ripeto?)

Il blog o il profilo virtuale, strumento per soddisfare l’istinto del voyeurismo e il naturale narcisismo di ogni essere umano. Dove vanno a finire tutte le informazioni personali che noi, surfisti di Internet, lanciamo nella rete come i naufragi affidano un messaggio in bottiglia al mare infinito?

Mi ricorda quando l’uomo iniziò a mandare nello spazio delle tavolette che trascrivevano la nostra storia e il patrimonio genetico umano, nella speranza che forme di vita intelligenti (e magari anche innocue) avrebbero raccolto la navetta vagante (fratelli del pianeta Kepler 22b, venite a prendere il tè da noi).

Giuro, nella vita reale non sono così prolissa. Sicuramente banale. Trivialità, dolce compagna della vita mia. Dovrei, vorrei, benvenuti nell’era del condizionale e dell’intelligenza artificiale (o simulata).

 

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7 responses to “Inconsistencies Within

  • FS

    …alternate worlds, alternate universes, and perhaps for some, alternate aspects of self who feel free to emerge and sniff the air of the blogosphere..? Amble along the virtual cammino Roma? With a handy Bable fish in her ear, of course.

  • kodamae

    Ahahahah!!! Very vivid metaphors 😀
    Our dark side peeping outside like a galactic mole from multiple spatial holes… seeking its path : is it true that all the roads bring to Rome, even with a very poor sense of direction? or getting lost is just another way to explore things?
    Babel fish or Babble fish, that is the question 🙂
    Enjoy the ride!

  • FS

    Dark side? a la Jung? Shadow boxing with self in the moonlight? (Although a Buddhist could not do that since there is no self that casts a shadow.)

    Both might be true: all roads lead metaphorically to Rome — at the time, it seemed relevant for the Roman empire to make certain that roads started and ended with itself. Hmm…Ostia Antica?

    Meanwhile, back in the undiscovered natural world, there weren’t any roads.

    Isn’t getting lost an adventure? A time to explore.

    ohhh — good point: It could be Babel fish of the hitchhiker’s guide to the universe, OR Babble fish, of the kind we see on TV or those swimming the streets … cell phones pasted to their ears.

  • kodamae

    Yin and Yang. Very interesting! Again, you’ve created a powerful picture. The self as an elusive ninja or an awkward Kung-fu Panda? Or is the self a dim-lighted obscurity? and vice-versa.

    Rome and its tentacular, worn-out roads (they haven’t really changed since then), the center of a world long gone by. Ostia and its ruins, its black beaches : so beautiful, in summertime, to go to concerts in its roman theater 🙂

    Mmh, lost and adventurous, sounds good!

    Ants can trace olfactive roads to guide their labourer sisters back to their ant-hill… maybe some people do the same, trying to identify the perfume that will bring them back, in a place they feel at home? Ok, that sounds weird.

    Thank you for your inspiring remarks 🙂 Buona giornata!

    • FS

      If the self is not a single, static entity can it not then be both and more? Ninja and stumbling Kung-Fu Panda with a bit of La La Human Steps thrown in, or Japanese butoh designed into the mix and a flying yogi just for fun?

      Ostia’s ruins are breathtaking . The space somewhat less tragic than Pompeii. Don’t forget the gelato artigianale biologico!

      Not too weird: isn’t there always something pulling creatures of all sorts to where they feel at home? A great magnet? A sound? Why not a scent?

      • kodamae

        Oh, il gelato e le granite!!! mitici e indimenticabili 😀
        Anche in inverno!!! Sei un’intenditrice. Sei andata spesso in Italia?

        That’s pretty much dancing inside! I like the idea of the self amusing itself with funny and strange choreographies : the complex dance of identity in a Ballroom 😀

      • FS

        Some dances are definitely complex. I have been to Italy a few times, and Ostia Antica twice. I’d go anywhere in the world for dark chocolate/chili gelato. 😉

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