Call me (not)


Ieri ho visto Report, con la super-professionale Milena Gabanelli, a proposito dei telefonini.

Che la ricerca scientifica fosse finanziata e quindi manipolata dalle grandi industrie direttamente interessate non è una novità. Giravano già delle voci sulla presunta pericolosità di tutti questi aggeggi magnetici che teniamo sempre vicino all’orecchio o nelle tasche. Ma si sa, la sindrome di Cassandra è un fenomeno umano vecchio come il mondo.

Sinceramente, non mi piacciono molto i cellulari. Trovo che siano spesso abusivamente utilizzati. Sarò un dinosauro spocchioso, ma mi infastidiscono i trilli improvvisi in biblioteca, al cinema, alle conferenze, a tavola, mentre leggo un libro, mentre ascolto musica. Né mi garba la gente che grida nella metro per farsi sentire dal suo interlocutore, tra il frastuono delle rotaie, le porte che si aprono, il segnale di chiusura che si aziona, mentre i passeggeri tutti intorno tendono l’orecchio per impicciarsi o alzano la voce per chiacchierare tra di loro. Per non parlare di quelle orrende suonerie e salva-schermo di pessimo gusto, con volgarissime voci pernacchianti o abominevoli gattini virtuali che miagolano e cantano in falsetto per notificare una chiamata.

Preferisco i messaggini. Sono molto più discreti, li apri quando vuoi, rispondi quando vuoi.

Sarà che non capisco il concetto di “reperibilità istantanea”. A volte mi piace stare per i fatti miei, tranquilla, senza che nessuno sappia esattamente cosa sto facendo o dove sono. Lo trovo riposante. In ogni caso, non rispondo mai quando sono per la strada o sui mezzi pubblici. Richiamerò appena sarò giunta in un luogo tranquillo, lontano dal brusìo della città, dove potrò ascoltare senza difficoltà chi ha tentato di contattarmi.

La mia antipatia per i cellulari è probabilmente scaturita, inoltre, da un incidente che mi capitò qualche anno fa : fui presa di mira da uno stalker molto ostinato, che mi importunò per più di un anno, provocandomi una tale stanchezza emotiva da farmi cadere in nevrosi. Dovetti cambiare scheda sim e numero. Da allora, rispondo solo se conosco il numero che appare sul display. (Denunciate, denunciate chiunque vi infastidisca e vi sottoponga ad un tormento morale e fisico prolungato e logorante.)

Sono ingiusta. Il telefonino ha la sua utilità. Per esempio, in caso di emergenza, per contattare la polizia, l’ambulanza, i pompieri. Per chiamare ogni tanto gli amici lontani e un po’ nomadi, che cambiano indirizzo come le rondini.

Ma quando vedo le persone che smanettano a tutta velocità sui loro blackberry o iphone, con lo sguardo inebetito e il collo teso dallo stress, o che devono rispondere a chiamate di lavoro anche nel weekend o comunque fino a tardi in serata… oppure i genitori che propinano ai figli queste baby-sitter-con-gps-integrato, videocamera e macchina fotografica digitale, wifi, etc., con le quali i loro pupetti possono registrare tutte le loro bravate e caricarle sui diversi network sociali… Sempre in contatto con gli amici, viva la tribù telefonica! Internet anche sulla spiaggia! Il telefonino multi-uso per combattere la noia e la solitudine, colmare il vuoto affettivo, soddisfare le piccole e naturali vanità dell’ego (“evviva! qualcuno mi ha cercato, esisto!”).

Mi vengono in mente gli animali nella giungla con i collari di monitoraggio. Il cellulare, strumento volontario di libertà condizionale, travestito da libertà assoluta. Chissà cosa avrebbe detto Darwin a proposito di questa nuova evoluzione della specie umana. Pollice opponibile allungato, collo da tartaruga, occhi miopi, denti mosci, deretano piatto, spalle curve, abbronzatura uv-arancione, cervello elettro-magnetizzato. Hihihi.

Visione totalmente parziale e distorta, lo ammetto. Anche un po’ antiquata. Ma non mi piace essere presa in giro in maniera così spudorata.

Voglio essere uno Sherkan o un Baloo, libera e contenta nella mia discreta dimora fogliuta, a grattarmi la schiena contro una palma e ballare con una gonnella di banane mentre canto un inno alla gioia di vivere. (le banane fanno bene al cervello, sono una ricca fonte di potassio).

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2 responses to “Call me (not)

  • Mr.Loto

    Condivido la tua riflessione, forse perché anch’io penso che lo scopo principale del cellulare sia quello di telefonare senza tanti fronzoli; purtroppo ho dovuto constatare che molte persone hanno ormai un rapporto morboso con il proprio cellulare da cui non riescono a distaccarsi nemmeno per pochi minuti.

    Un saluto

  • bassamarea

    Ho visto anche io la trasmissione della Gabanelli ieri su rai3.
    Mi ha colpita molto.

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