Open me carefully

Safe in their alabaster chambers, 
Untouched by morning and untouched by noon,
Sleep the meek members of the resurrection,
Rafter of satin, and roof of stone.

Light laughs the breeze in her castle of sunshine; 
Babbles the bee in a stolid ear;
Pipe the sweet birds in ignorant cadence –
Ah, what sagacity perished here!

Grand go the years in the crescent above them; 
Worlds scoop their arcs, and firmaments row,
Diadems drop and Doges surrender,
Soundless as dots on a disk of snow.

Emily Dickinson

La vita è piena di sorprese. Il nostro gatto, per esempio, è ghiotto di pizza, melone, e gelato al pistacchio. Beve solo acqua corrente. In realtà gli piace osservare l’acqua che scorre. Forse si chiede da dove esce fuori, quale strano tragitto ha compiuto prima di sgorgare dal rubinetto (la pistola ad acqua non riceve tale attenzione curiosa – suscita piuttosto un moto immediato e quasi pavloviano di fuga). Dovevamo chiamarlo SuperMario…

La vita è piena di sorprese. Quando studiavo Biologia all’università, mi meravigliava la lampante rivelazione che ogni tanto mi balenava nell’animo : gli organismi sono comunità complesse di cellule che hanno sacrificato in parte la loro totipotenza e indipendenza per assicurare una collaborazione vitale. Milioni di cellule comunicanti, milioni di forme di vita che interagiscono in maniera dinamica e convivono più o meno pacificamente. In quegli attimi di estrema lucidità, mi sembrava di scorgere oltre la Matrice : vedevo sfilare i codici binari della vita in un delirio di onnipotenza e alienazione. Pensai che questa folgorante bellezza misteriosa della natura mi avesse fatto impazzire. Cross-over genetico. O forse queste allucinazioni erano provocate dal non identificato vapore dal vago sentore di gamberetti fritti che emanava dai pozzi dei laboratori sotterranei. Mentre attraversavamo questa zona a rischio, trattenevamo tutti il respiro. Anche descriverlo toglie il respiro.

Alcuni autori sembrano aver previsto con sorprendente lungimiranza il futuro dell’umanità. Jules Verne, nei suoi spettacolari romanzi, specchio del positivismo del XIXmo secolo, ha raccontato dei viaggi sulla luna, del sottomarino, della televisione. Wells, alle porte del ventesimo secolo, scrisse della favolosa macchina del tempo. Orwell e Bradbury hanno immaginato una società ipertecnologica, il cui progresso la cui stabilità sociale viene garantita attraverso ignoranza e totalitarismi, dove la libertà di pensiero e la parola vengono traviate, travisate e censurate. Ancora più frequenti sono gli incontri di terzo tipo. Pensare di essere le uniche forme viventi razionali nell’universo non è diverso dall’antica concezione geocentrica del sistema solare e antropocentrica della natura.

Come hanno fatto? Come ha potuto la loro potente immaginazione ideare tutto ciò? Avevano forse una palla di cristallo? Erano uomini del futuro, Terminator letterari?

Mendelssohn, incrociando piantine di piselli nel suo orto, ha scoperto le basi della genetica : esistevano dei “corpuscoli”, tutti da identificare, che trasmettevano certi caratteri in eredità. Mendeleev, stabilendo la tavola periodica degli elementi chimici, ha lasciato dei vuoti tra le caselle degli elementi conosciuti ; in quegli spazi da riempire, egli lanciava una sfida agli scienziati futuri : scoprire quegli atomi la cui esistenza è stata additata come probabile. Si trova quando si cerca…

Alcuni uomini progettano qualcosa che altri realizzeranno quando i tempi saranno maturi. Come i videogiochi interattivi e senso-reattivi, la realtà virtuale. Recentemente, si è scoperto che i neutrini viaggiano ad una velocità superiore alla luce : la teoria della relatività deve confrontarsi con le sue zone d’ombra. I viaggi nel tempo diverranno infine possibili? E il teletrasporto? Esploreremo mondi paralleli? Scavalcheremo le ere?

Mary Shelley, con il suo Frankenstein, mise in scena l’ambizione umana di sconfiggere la morte e la sua viltà nell’affrontarla. Oggi si cerca di respingere la vecchiaia e la morte a colpi di botulino e polmoni artificiali. La medicina ha raggiunto traguardi ammirevoli. Forse un giorno ci cloneremo o rimpiazzeremo gli organi malandati con alter-ego staminali, come nel romanzo di Kazuo Ishiguro. O forse creeremo una terrificante Gattaca.

Intanto la vita continua. Panta rei. La vita e la morte. La morte, cellule stanche o ribelli che non vogliono o non possono più collaborare. Cos’è la morte? dove si va, quando si cessa di vivere? Non lo sappiamo. E questo ci spaventa. È l’abisso, è un varco. Un mistero da svelare piano piano. A volte ci attira, come l’affascinante ed improvvisa vertigine sul ciglio del burrone, alla svolta di un sentiero di montagna solitario. Spesso la sfidiamo, e lei ci sorride dolce e beffarda.

La morte ci accompagna sempre, è l’altro volto necessario della vita. Ma l’ignoriamo, fingiamo di non vederla, la demonizziamo, perché sconvolge le nostre certezze. La scongiuriamo attraverso mille rituali diversi. Le chiudiamo la porta in faccia.

Aspiriamo a l’eternità, noi  fantasiosi mortali, in bilico tra l’ideale e la materia.

Behind Me — dips Eternity —
Before Me — Immortality —
Myself — the Term between —
Death but the Drift of Eastern Gray,
Dissolving into Dawn away,
Before the West begin —

‘Tis Kingdoms — afterward — they say —
In perfect — pauseless Monarchy —
Whose Prince — is Son of None —
Himself — His Dateless Dynasty —
Himself — Himself diversify —
In Duplicate divine —

‘Tis Miracle before Me — then —
‘Tis Miracle behind — between —
A Crescent in the Sea —
With Midnight to the North of Her —
And Midnight to the South of Her —
And Maelstrom — in the Sky —

Emily Dickinson

Siamo passeggeri ostinati. Così la morte ci coglie impreparati, a meno di essere un samurai o la sua versione fantascientifica, lo Jedi. La morte sorprende anche i sopravvissuti con la perdita delle persone care. Dolore e rimorso da affrontare, fantasmi che tornano all’assalto. Illusioni infrante e duro ritorno alla realtà.

Cos’è l’Eternità? esiste davvero? Rimbaud ne colse l’evanescente essenza in una visione :

Elle est retrouvée.
Quoi ? – L’Eternité.
C’est la mer allée
Avec le soleil.

L’Eternità è condivisione, è partenza, è l’attimo sublime in cui tutto sembra unirsi in un’armonia celeste. L’Eternità è la sfida posta al futuro, è il ricordo ancestrale da ritrovare, feconda e ideale reminiscenza platonica. Non credo che viva nella sola permanenza di cellule. Sarebbe molto noioso. Finiremo con il tediarci inesorabilmente di noi stessi, come i giganti filosofi nel Microméga di Voltaire.

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