Blowin’ in the Wind

Le sere di novembre : un odore pungente di neve e legna, i cieli grigi e cristallini di Parigi, i vapori profumati di crêpe che appannano le finestre, il torpore irreale della Senna, la cioccolata calda maison del Café de Flore. Il silenzio, le strade solitarie che riecheggiano passi infreddoliti. Amo Parigi. Anzi, Odi et amo, come nelle tormentose passioni degli amanti ingannati. Le prime decorazioni natalizie appaiono agli angoli delle strade, le casette del mercatino di Natale sono già state allestite. Chissà come rivestiranno gli alberi degli Champs-Élysées? Mi sembra di aver visto degli strani hoola-hop luminosi lungo i marciapiedi. Suspense!

La vita è piena di sorprese. Sono stata per due anni nei torrioni amiantati dell’Università di Scienze Naturali Paris VI-Pierre et Marie Curie, ho girato tra i laboratori di fisica, chimica, biologia e palinologia. Il primo anno di università, la mia facoltà è stata occupata per due mesi. Gli studenti entusiasti organizzavano interminabili assemblee nelle aule magne sovraffollate, mentre nevicava polistirolo isolante sulle nostre teste ribelli. Altri studenti inferociti ci attendevano fuori, per riprendersi i locali e tornare a studiare. Sono andata alle manifestazioni per curiosità. Sono stata presa a schiaffi da altri black-blocks, sono scappata dalla famigerata polizia CRS. Mia sorella e un gruppo di amiche si sono ritrovate a cantare la III Internazionale nel corteo dei Giovani Comunisti, reggendo un enorme striscione anti-capitalista, perché dei giovani violenti stavano attaccando il corteo centrale…

Ho cambiato università, poiché l’ambiente non mi era congeniale. Sono andata alla Sorbona. Ogni anno, vari scioperi, varie manifestazioni per difendere l’Éducation et la Liberté. Perché i Francesi sono dei grandi râleurs (borbottoni, per essere elegante). Gridano per cambiare le cose, ma poi sono scontenti se cambiano. L’importante è far sentire la voix du peuple.

Abbiamo organizzato comitati studenteschi, abbiamo sfilato e gridato nelle strade, dipinto striscioni, dirottato il traffico sul Boulevard St-Michel, occupato la Sorbona, declamato discorsi in greco antico, in latino, in tutte le lingue che conoscevamo e non. Ah, dimenticavo : sono una tipa tranquilla.

L’anno più sereno, l’ho passato in Québec. Era meraviglioso girare in bici di notte per Montréal, tra la neve, cantando con gli amici o recitando uno sfiatato Shakespeare. Poi ho scoperto che anche lì è iniziato qualche mese fa uno sciopero universitario contro l’aumento delle tasse accademiche. I Québécois dicono che i Francesi hanno esportato la mania dello sciopero annuale e gli stage non retribuiti. Forse è un fenomeno europeo che sta toccando l’America.

Laggiù, con un’amica, Janyce Desiderio e un altro studente Americano, Andrew Coletti, abbiamo avviato un grande progetto : girare il mondo, dal luglio 2012 al luglio 2013, per raccontare i miti greco-romani nelle scuole. Inviteremo poi i ragazzi a disegnare o raccontare le loro proprie storie e i propri miti. Questo ci permetterebbe di riappropriarci delle nostre radici culturali orali, di condividere le nostre esperienze attraverso una parola viva e ricca di immaginazione, e quindi di capire le differenze e le similitudini nella grande famiglia dell’umanità.

Qualcuno mi disse che la civiltà classica è nata in Grecia, più di duemila anni fa, e ora sta finendo un’era con il crollo della Grecia.

In qualche grattacielo, dietro a qualche computer, economisti senza scrupoli e vecchi avvoltoi politici stanno speculando in un grande Monopoli con soldi finti e alberghi di lusso. Moody’s ci dà cinque meno meno? In base a cosa? e che significa? L’Italia va in punizione dietro alla lavagna?

Siamo molto più di quel che possediamo. Molto più di quanto vogliono farci credere alla Borsa o di quanto non pensiamo noi stessi (oppressi da una svilente rassegnazione e un diffuso senso di impotenza). Scienze umane contro scienze pure? Tecnologia spaziale contro civiltà oscurantista? Rivoluzione sessantottina contro perbenismo borghese? Ma per favore, che dicotomia inutile e controproducente. Perché voler per forza ridurre tutto ad una stretta etichetta di pensiero?

Allora preserviamo in modo intelligente il nostro patrimonio umano e terrestre, usiamo la nostra fervida immaginazione per creare un nuovo equilibrio, al quale ognuno partecipa. Creiamo una società in cui ognuno è libero e responsabile del benessere comune. La crisi è un periodo di scelta (di solito usano un sinonimo più concreto, ma il concetto è quello), in cui può fiorire qualcosa di prezioso.

Tocca a noi iniziare. Diventiamo il cambiamento che vogliamo realizzare.

P.S.: Vorrei anche andare in Alaska nel 2014 per vedere le aurore boreali, dopo aver attraversato in treno il Canada. Chi viene con me?

P.P.S. : Ecco il blog in inglese del progetto : http://www.thethreeballadeers.wordpress.com e anche in francese : http://www.lesaedesvoyageurs.wordpress.com. Benvenuti!

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4 responses to “Blowin’ in the Wind

  • cassettino

    mi sono detto chissà se c’è qualcosa caduto nel giorno del mio compleanno. non c’è, e allora ho letto il compleanno di Saramago.
    ti regalerei una copia di Metamorfosi di Ovidio, se non immaginassi che tu ce l’abbia già.

    • kodamae

      Oh, no, qual mancanza (anch’io mi diverto a vedere se è stato scritto qualcosa il giorno del mio compleanno, forse per curiosità astrale) : prenderò la macchina del tempo di Wells e rimedierò! La scelta di Saramago mi ha fatto sorridere. Grazie per il pensiero 🙂 In effetti, sono cresciuta a pane e Omero, poi il kitsch e passionale Ovidio.
      A proposito di Saramago, mi piace molto questo passaggio (è un po’ lungo, mi dispiace) :
      “Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”

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