Think of Pessoa and his coconut tree

Think of Pessoa

and his coconut tree,

flourishing in ten thousands other selves

and parallel identities,

like long-lost books on forgotten shelves

or shadowy old deities.

Mi piace Pessoa. Mi intriga, come Pirandello. Quando leggo le sue poesie
le sue riflessioni, sviluppate dai suoi numerosi alter-ego come fossero delle persone reali, mi torna sempre in mente una delle sue frasi più profonde : “Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi : un pozzo che fissa il cielo.”

Pessoa, “persona” in portogese, è uno scrittore che ha tentato di illustrare le diverse sfaccettature psicologiche dell’animo in una costante mise en abîme dell’umanità. Cos’è una persona? cosa la costituisce? Può il pensiero puro diventare persona attraverso la scrittura?

Non so per quale strana associazione di idee… immagino un palmizio altissimo e oscillante per la sua stessa altezza, con la testa tra le nuvole. Giocando con le ombre delle sue foglie e i miraggi dei carovanieri, riesce a crearsi intorno un’oasi fittizia, ma in fondo così vera da suscitare conforto in quegli orizzonti desertici e spazzati dal vento. In questo modo un’unica palma diventa il sogno di un altro paesaggio, un micro-cosmo a sé stante.


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