Archivi del mese: ottobre 2011

Boots are made for walkin’

Una parte della FIAC! si è svolta anche all’aperto, al Jardin des Plantes (forse il mio giardino preferito nel Quartiere Latino e in tutta Parigi), parco dove si respira ancora quella dolce atmosfera darwiniana di scoperte scientifiche esotiche e laboratori vetusti, grandi serre e grandi esploratori. Come i vecchini solitari, ho il mio albero preferito e la solita panchina dove vado a mangiare la mia mezza baguette : attrazione fatale per i corvi, terribili lottatori greco-romani, i passerotti ammiccanti, i piccioni tubulanti e le papere vagabonde che vengono a spizzicare senza tanti falsi pudori.

Un cedro era stato ricoperto di ghirlande di scarpe vecchie. Spingendo un bottone, la punta delle vecchie carcasse pedestri si alzava ritmicamente, gridando a gran voce il motto della plebe romana nell’arena : Verbera, Ure, Jugula! 

Forse gridavano vendetta per tutte la cacche che hanno pestato in vita.

D’altronde, fin dal XVIIImo secolo, i nobili Parigini dovevano praticare il menuetto con assiduità, per muoversi agilmente ed elegantemente nelle strade infangate dei faubourgs. Tutta una questione di ritmo.

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Vamp is so trend (or trash)

Il nostro gatto è rimasto a Roma e spadroneggia ora in casa di mia sorella maggiore. Mai, mai, mai credere di poter adottare un gatto. Sono loro che addomesticano noi e che decidono di onorarci con la loro presenza. Se sono contrariati, non vedrete altro per tutta serata : la sua coda che copre l’intero schermo della televisione (tutta una questione di proporzioni e prospettiva).

L’autunno, si sa, è la stagione dei tramonti che si riversano sugli alberi in un tripudio di rossi, dorati, violetti misteriosi, malinconici profumi, uve mature, cachi sfatti (sono arrivati anche a Parigi!!), melograni che aprono le porte della Notte e dell’Inferno, fichi neri settembrini, pere, mele e raffreddori.

Un venticello frizzantello si avvolge con molta grazia intorno al collo, seduce il naso e si annoda in gola, mentre tentiamo di carpire gli ultimi pallidi raggi del sole di ottobre.

Siccome mia sorella stava sanguinando abbondantemente per via di una totale congestione nasale (i medici adorano queste perifrasi dotte), si immaginava già una scena apocalittica alla Shining : lei svenuta sul lavandino in una pozza di sangue, mentre il suo ragazzo giace incosciente al suolo, in un caos di cotton-fiòc sparsi ovunque, sopraffatto dallo spettacolo cruento e colto dal malore nell’atto di tendere un batufolo di cotone all’amata. Un’eternità di primi piani e sviolinate angoscianti dopo, il gatto entra con nonchalance nel luogo della tragedia, si avvicina alle due figure stese ed inizia a leccare il sangue, mentre i suoi occhi brillano di una fiamma maligna, come un’anima posseduta… mwawawawao! (risata felina).

I vampiri vanno di moda. Sopratutto quelli adolescenti ma senza acne e con un po’ di barbetta virile, con i pettorali da Hulk e che scintillano al sole. Meglio ancora se vegetariani. Naturalmente, non contemplano la possibilità di avere rapporti  sessuali prima di uno splendido matrimonio, dopo aver massacrato, perché spinti da vero amore, chiunque minacciasse la loro Bella o si opponesse alla loro unione (distruggendo le volte di un bel palazzo fiorentino – Perché l’Italia è la capomafia dei vampiri).

E Bella, vinta da questa prova di amore, non esiterà più. Non passeggerà più nei meravigliosi boschi di un Nordamerica sperduto, nebbioso e cupo, abitato da tribù Amerinde molto riservate, chiedendosi : Jacob, il fedele Lupo Mannaro o Edward, il tenebroso e pallidissimo Ragazzo-Vampiro? Perché non sono rimasta a Miami a curare i miei cactus?

Tra il XVIIImo e XIXmo secolo, Ann Radcliffe inventò il romanzo gotico. L’Italia, nell’immaginario anglosassone, diventò il paese dei briganti, delle colline misteriose e dei castelli abbandonati che nascondevano nelle loro mura gli scheletri di efferati omicidi (I Misteri di Udolpho, l’Italiano, Romanzo Siciliano sono tra le sue opere più popolari). Qualche tempo dopo, la geniale Jane Austen parodiò con molta ironia e sottigliezza questa moda dell’horror nel romanzo giovanile l’Abbazia di Northanger.

Mi chiedo che cosa avrebbe scritto a proposito di Twilight, Teen-Wolf, Vampire Diaries…

Ma dov’è andato l’affascinante, elegante e crudele Bela Lugosi di Bram Stroker che seduceva le sue vittime in frac e noeud papillon, incantandole con la sua voce profonda come la notte, agendo nell’oscurità, il suo regno, per poi rinchiudersi nelle segrete del suo castello in Transilvania alle prime luci dell’alba? Se anche un solo raggio di sole lo lo avesse colpito, lo avrebbe polverizzato. Il vampiro di vecchio stampo aveva molte fragilità, era una creatura che danzava costantemente sull’orlo dell’oltretomba e del terrore. I vampiri moderni non dormono mai, si coltivano continuamente e ti osservano amorevolmente mentre dormi. Incarnano la favola del desiderio erotico. Ti succhiano l’anima attraverso  i loro sguardi tormentati e cangianti, ti attirano fatalmente con la loro assidua corte mordi-e-fuggi che stuzzica la curiosità.

Bela Lugosi si è nascosto nel ventre della terra. Troppi giovanotti luccicanti in giro.


Modern Art

 

Venerdì sera sono andata alla FIAC! (Foire Internationale d’Art Contemporain) al Grand Palais (palazzo assolutamente meraviglioso, emblema del modernismo parigino d’inizio XXmo secolo, con le sue eleganti colonne di bronzo art nouveau e l’immensa vetrata che funge da tetto) con un’amica. Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. (Compresa la biodiversa fauna bobo-bohémienne degli amanti dell’arte contemporanea, che sono un’opera d’arte vivente).

Strane sculture, colori esplosi sui muri, l’ombra di un panda in paillette che sorge all’orizzonte, mentre il suo volto in bianco e nero si riflette sulle acque scintillanti, tele squarciate, costruzioni di dadi. Colonnette in cemento armato su cui pendono delle mammelle ricavate da calze in licra imbottite (????). Ritratti iperrealisti di tigri del Bengala al carboncino. Busti tricefali in onice fiorito. Giochi di luce ed illusioni ottiche che ipnotizzano. Mucchietti di sabbia bianca in un angoletto, con un libro abbandonato (lo avrei adottato volentieri) o pezzi di vetro sparsi. Simbolo delle nostre vacanze, quando la lampadina nella testa si fulmina per due settimane.

Creazioni ironiche, geniali e attuali, come queste :

Science Fiction vs. Fantasy (Darth Vader and Harry Potter)

Ci sono cose che non hanno senso alcuno. Ne ero vagamente cosciente, mentre mi accingevo a penetrare nell’antro della modernità artistica.

Tra le astruse produzioni degli artisti, sono capitata su una tela completamente rosa, un bel rosa flashone dalla consistenza densa ed elastica, se non gommosa, con uno squarcio in stile Burri (mi piace Burri, mi spiazza), lievemente verso sinistra, proprio ad altezza d’occhio.

C’era una volta la Pop Art. Benvenuti nell’era del BigBabol-Paint.


Dino Buzzati – Ombra del Sud

“Non gli sono più corso indietro. Sono rimasto fermo a guardarlo, con una vaga tristezza, finché è sparito in un vicolo laterale. Che cosa voleva da me? Dove voleva condurmi? Non so chi tu sia, se uomo, fantasma, o miraggio, ma temo che ti sia sbagliato. Non sono, ho paura, colui che tu cerchi. La faccenda non è molto chiara, ma mi pare di avere capito che tu vorresti condurmi più in là, sempre più nel centro, fino alle frontiere del tuo incognito regno.

Lo capisco bene e sarebbe anche bello. Tu sei paziente, tu mi aspetti ai bivi solitari per insegnarmi la strada, tu sei veramente discreto, tu fai perfino mostra di fuggirmi, con diplomazia tutta orientale, e non osi neppure rivelare il tuo volto. Tu vuoi soltanto farmi capire – mi sembra- che il tuo monarca mi aspetta in mezzo al deserto, nel palazzo bianco e meraviglioso, vigilato da leoni, dove cantano fontane incantate. Sarebbe bello, lo so, lo vorrei proprio. Ma la mia anima è deprecabilmente timida, invano la redarguisco, le sue ali tremano, i suoi dentini diafani battono appena la si conduce verso la soglia delle grandi avventure. Così sono fatto, purtroppo, e ho davvero paura che tu sprechi il tuo tempo ad aspettarmi nel palazzo bianco in mezzo al deserto, dove probabilmente sarei felice.

No, no, in nome del Cielo. Sia come sia, o messaggero, porta la notizia che io vengo, non occorre neanche che tu ti faccia vedere ancora. Questa sera mi sento veramente bene, sebbene i pensieri ondeggino un poco, e ho preso la decisione di partire (Ma sarò poi capace? Non farà storie poi la mia anima al momento buono non si metterà a tremare, non nasconderà la testa tra le pavide ali dicendo di non andare più avanti?).”

D. Buzzati, Sessanta Racconti, 1935.


She walks in Beauty – Lord Byron


She walks in beauty, like the night
   Of cloudless climes and starry skies;
And all that’s best of dark and bright
   Meet in her aspect and her eyes;
Thus mellowed to that tender light
   Which heaven to gaudy day denies.
One shade the more, one ray the less,
   Had half impaired the nameless grace
Which waves in every raven tress,
   Or softly lightens o’er her face;
Where thoughts serenely sweet express,
   How pure, how dear their dwelling-place.
And on that cheek, and o’er that brow,
   So soft, so calm, yet eloquent,
The smiles that win, the tints that glow,
   But tell of days in goodness spent,
A mind at peace with all below,
   A heart whose love is innocent!



Le Roi est mort! Vive le Roi!

 

Nel XIImo secolo avanti Cristo, avvenne l’ultimo, glorioso scontro di dei ed eroi, immortalato nel canto del misterioso aedo Omero : la Guerra di Troia. L’assedio degli Achei dura da dieci anni, le discordie tra i capi serpeggiano tra l’assemblea dei guerrieri e dividono i cuori. Achille non vuole più giocare, perché Agamennone, in un raptus di regale gelosia, gli ha derubato il premio-giocattolo per il suo divino ardore guerriero. Ma ecco, Patroclo è più patriottico, prende le veci e le vesti dell’amico, compie strage di eroi, finché Apollo non lo scema delle sue forze, provocandone così la morte. Folle di dolore, assetato di vendetta, Achille riprende le armi, armi nuove e degne di un dio, forgiate da Vulcano in persona. Uccide Ettore, il Principe di Ilio, valoroso uomo e sposo affettuoso. Tuttavia, l’animo selvaggio di Achille non è placato. Per vendicare l’amico e l’onore scalfito, lega il corpo dell’avversario al suo carro e lo trascina intorno alle mura della città, sotto gli occhi dei nobili Troiani. Di ritorno al campo acheo, ripete lo stesso rituale intorno alla pira di Patroclo.

Ed Ilio verrà presa con l’inganno dall’astuto Ulisse. Ma tutto questo si sa già.

Siamo nel XXImo secolo. I dittatori e i terroristi cadono, dopo una ribellione giusta e santa del popolo, supportata dall’esercito dei paesi più ricchi del mondo. Peccato però : quando c’erano accordi economici vantaggiosi con questi famigerati tiranni, tutti loro chiudevano un occhio. Che diritto si aveva di intervenire negli affari interni di una nazione?

I loro corpi inerti vengono seviziati. Le statue rovesciate. -Ma non si era nascosto? non era partito con valigie piene di oro? C’era un rischio di armi batteriologiche. Di missili ultrapotenti. La guerra è finita, ma l’esercito rimane per assicurare l’ordine sociale e promuovere la democrazia.-

Evviva, la civiltà è salva. Infidae Syrtae. D’altronde, all’inizio del suo mandato, Obama era stato insignito del Premio Nobel per (l’intenzione di) la Pace.

I Greci avevano una rappresentazione ciclica del tempo. Pensavano anche che l’uomo avanzasse nella vita a ritroso : girato verso il passato, camminava nel presente. Il futuro, che non si poteva prevedere del tutto, lo sorprendeva alle spalle.

Ironia dell’animo umano. In ogni modernità delle ere umanoidi, abbiamo buttato il passato alle spalle, e ci precipitiamo ad alta velocità nel futuro. Il futuro. Il presente non ha nessun valore, a meno che non attiri l’attenzione dei media. Il passato serve solo per i documentari e i memoriali. Non ha importanza imparare dagli errori precedenti. Dopotutto, domani è un altro giorno.

Mi viene da pensare che l’istinto del potere non possa mai essere alterato dal Tempo. Come un diamante nero. Un diamante che nasconde la sue origini sanguinose dietro ad una lucentezza fatale.

 

 


Where’s the Poet?

WHERE’S the Poet? show him! show him,
Muses nine! that I may know him.
‘Tis the man who with a man
Is an equal, be he King,
Or poorest of the beggar-clan
Or any other wonderous thing
A man may be ‘twixt ape and Plato;
‘Tis the man who with a bird,
Wren or Eagle, finds his way to
All its instincts; he hath heard
The Lion’s roaring, and can tell
What his horny throat expresseth,
And to him the Tiger’s yell
Come articulate and presseth
Or his ear like mother-tongue.

John Keats

Come si capisce che une poesia è bella? Cosa significa essere poeti? Come si riconoscono?

La bellezza è forse in un ritmo particolare, un’immagine nuova e sorprendente, un’espressione ardita? Oppure seduce per l’apparente spontaneità dell’emozione? Come una voce lontana, millenaria eppure sempre nuova e brillante, che riecheggia nello spirito dei viventi?

Si dice che l’amore rende tutti poeti. Secondo la leggenda, infatti, la poesia affascina e fa svenire le fanciulle in deliquio. Così almeno disse Keating nel meraviglioso film The Dead Poets Society.

Un mio amico, per esempio, iniziò a scrivere per sedurre una ragazza. Purtroppo non funzionò. C’è una sorta di diffidenza implicita nei confronti del sentimento amoroso espresso in forma poetica. Quasi come se scrivere significasse uccidere il sentimento nel cuore per immortalarne la vibrante ombra sulla carta. Appuntare le ali del turbamento con le parole. Allora la poesia sarebbe morte, menzogna, distanza, passato. Platone ha ragione. Dannazione. Il poeta è un mentitore e la poesia è per essenza insincera. Eppure ci emoziona con sincerità. La sua versatilità ci attrae, possiamo impossessarcene o lasciarci possedere, come l’illusione di un amore impossibile che coltiviamo in segreto per illuminare e nobilitare i desideri più reconditi.

Una replica brillante dell’ultima versione cinematografica di Orgoglio e Pregiudizio mi sembra illustrare bene questa ambivalenza della poesia:

Elizabeth Bennet: And that put paid to it. I wonder who first discovered the power of poetry in driving away love? 
Mr. Darcy: I thought that poetry was the food of love. 
Elizabeth Bennet: Of a fine stout love, it may. But if it is only a vague inclination I’m convinced one poor sonnet will kill it stone dead 
Mr. Darcy: So what do you recommend to encourage affection? 
Elizabeth Bennet: Dancing. Even if one’s partner is barely tolerable. 

Nelle mie reminiscenze infantili, tra i mormorii del vento e il profumo dei cedri dalle dita d’argento che danzavano in un cortile solitario, risorge un’impronta, un’illuminazione dell’istinto : ricordo di essere stata profondamente stregata dalle figure di Omero e Orfeo. Anch’io volevo vagare per il mondo, cetra in mano, cantando la misteriosa armonia della vita e le meravigliose storie sussurratemi dalle Muse, dei ed eroi, mentre le Ninfe e i Satiri avrebbero danzato intorno a me. Tuttavia, mia madre mi ricordò che ero una femminuccia : non voleva che io diventassi cieca o che venissi divorata da un puma errante nei boschi (le madri sanno sempre trovare il miglior argomento – ed è buffo, ripensandoci, che si potessero incontrare dei feroci leoni in ogni angolo della Grecia Antica). Allora decisi di diventare come Saffo : mi appariva così luminosa e pura nel suo peplo bianco, mentre si chinava sulla sua lira per intonare la sua appassionata ed elegante composizione. Eh sì, sono sempre stata modesta nelle mie scelte.

Sarà vero che esiste un modo di scrivere maschile e uno femminile? Se così fosse, in cosa si distinguono? Perché Virginia Woolf e Sylvia Plath hanno tentato di esplorare la femminilità del loro stile? Esiste l’androginia poetica?

Che dire? Citando Enrico la Talpa in una striscia di Lupo Alberto, “Cade la foglia quando ne ha voglia.” Riflessione molto zen.

E come sempre, troppe domande, troppe troppe domande. Ma forse è solo un tentativo per cambiare punto di vista, per vedere la realtà sotto un altro aspetto. Io che si espande in te per diventare noi. Vanità dello spirito. Je est un autre. Endgame.