F. Pessoa – Il libro dell’inquietudine – fr. 80.

 

“Mi sono sentito inquieto. Il silenzio aveva cessato d’un tratto.

All’improvviso si è spezzato un giorno infinito di acciaio. Mi sono piegato sul tavolo come un animale, con le mani come artigli inutili sul legno levigato. Una luce senz’anima era entrata negli angoli e negli animi e un suono di montagna vicina era precipitato dall’alto, strappando con un grido il velo duro dell’abisso. Il mio cuore si è fermato. La gola mi pulsava. La coscienza ha visto solo una macchia di inchiostro su un foglio di carta.”

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