Corridoi

I corridoi rappresentano volentieri, dal diciannovesimo secolo in poi, un simbolo della vita e dell’animo umano. Anzi, ripensandoci, potrebbe trattarsi persino di un istinto simbolico ancestrale. Già nella Grecia degli eroi, Giasone si ritrovò a combattere il Minotauro,mostro metà uomo metà toro (il cornuto per eccellenza) nascosto dietro dedali di sensi di colpa e giochi di potere, meandri di muri e di vergogne familiari.

Le voci di corridoio possono compromettere un destino, o comunque sono une fonte inesauribile di comici piccoli segreti, le cui briciole vengono golosamente sgraffignate da strani muri dotati di orecchie, nonché di un’enorme bocca sempre pronta ad aprirsi a sproposito.

Ricordo che al liceo cercavo sempre di arrivare il più presto possibile. In genere non era difficile, perché mia sorella iniziava alle 8 e io alle 8 e 15, e l’istituto che frequentavo era più vicino. Quindi io arrivavo sempre verso le 7 e 50, mentre Eva giungeva al Dante alle 8 meno due, per arrampicarsi a tutta velocità su quei gradini degni della muraglia cinese più dissestata, spalancare la porta e rispondere, appena in tempo, “Presente” all’appello, con il fiatone e lo zaino da quindici chili in spalla. Scena degna di un film sulla gioventù bruciata. Molto più spesso, però, entrava in ritardo, e quindi si consolava con un cornetto caldo del bar di fronte, mentre aspettava la seconda ora.

Vita vissuta. Verso le 8 mi accingevo a salire le scale per recarmi in classe. Per arrivare alla 1 e 2 B, dovevo percorrere un lungo, lunghissimo, corridoio, e quei pochi metri mi sembravano un infinità. Ogni mattina era un supplizio eterno. Perché ogni mattina, avrei intravisto la vispa testolina irrequieta di Filippo, il nostro gioioso e spregiudicato Pel di Carota, spuntare dalla porta socchiusa della classe, alla fine del corridoio.

Lui era sempre di vedetta, in ogni momento di svago, quando l’assenza del professore permetteva delle temerarie sortite (non autorizzate, of course) verso lo snack-bar dell’altro corridoio.

Ed io mi vergognavo tremendamente della mia andatura incerta, zoppicante. Allora speravo sempre di essere la prima ad entrare, ma non accadeva quasi mai. Infatti, per quanto presto potessi arrivare, vi trovavo sempre tre irriducibili già installati, Gazzetta dello Sport in mano, ad escogitare combinazioni per il fantacalcio (francamente, non ho mai capito questa cosa astrusa proposta in un giornale rosa fucsia). Sospettavo che dormissero in tenda nella classe, per essere i primi a speculare sul foglio fucsia.

Ma la vedetta lombarda era sempre lì, vigile e solerte.

Nonostante le mie stupide angosce mattutine, devo dire che i miei due anni di liceo al Talete sono stati i più movimentati, i più complicati, e forse anche i più felici di tutto il mio periodo liceale.

La vita è un lungo corridoio con tante porte e mille vedette. C’è un Minotauro in ognuno di noi, e c’è anche un Giasone per contrastarlo. Se è vero che siamo noi gli eroi delle nostre vite. O più spesso, ne siamo gli anti-eroi. Che poi sono anche più simpatici. Captain America mi perdoni per la mia eresia.

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