Un’infanzia trascorsa all’estero, nella scintillante Città-Veleno e poi il ritorno nella terra dei sogni, Roma.

Sedeva all’ultimo banco: non si alzava mai all’ora dell’intervallo, perché zoppicava leggermente ed ogni emozione si avvinghiava lungo le sue gambe come catene di titanio annodate in fondo allo stomaco. Essere taciturno e schivo, si schermiva dietro ai libri e appariva come un’automate interamente dedito allo studio, freddo e distante.

Accanto alla finestra, alla sua sinistra, sedeva una ragazza, dai pensieri un po’ malinconici e afflitta da assenteite chronica, nonché di frequenti torcicollo e bronchiti di vario genere, che sfiorava le note del pianoforte come si accarezzano i sogni più dolci e nascosti.

Non riusciva a comprendere come fosse nata la loro amicizia: quale scintilla, quale istante fatidico permette a due sconosciuti di avvicinarsi?

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