Archivi del mese: giugno 2011

Tra me e te -R. Scotellaro

Tra me e te

voglio piantare un frutteto.

Con le tue braccia intreccerò una vite

e quando la pioggia verrà

non ti lascerò sola.

…Appena il sole sarà alto,

ti canterò nelle vene.

Ogni sera verrò a bere ai tuoi grappoli

poi l’alba verrà. il vento ci porterà.

Annunci

Viaggiare – F. Pessoa

Viaggiare? Per viaggiare basta esistere. Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione, nel treno del mio corpo, o del mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze, sui gesti e sui volti, sempre uguali e sempre diversi come in fondo sono i paesaggi.
Se immagino, vedo. Che altro faccio se viaggio? Soltanto l’estrema debolezza dell’immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire.
“Qualsiasi strada, questa stessa strada di Enterpfuhl, ti porterà in capo al mondo”. Ma il capo del mondo, da quando il mondo si è consumato girandogli attorno, è lo stesso Enterpfuhl da dove si è partiti. In realtà il capo del mondo, come il suo inizio, è il nostro concetto del mondo. E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo, se li creo esistono; se esistono li vedo come vedo gli altri. A che scopo viaggiare? A Madrid, a Berlino, in Persia, in Cina, al Polo; dove sarei se non dentro me stesso e nello stesso genere delle mie sensazioni?
La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò vediamo, ma ciò che siamo.


“If you’ve been hiding from love…”

La matinée s’était écoulée dans un flot de bruits lointains, de voix étouffées et de sentiments confus.

Perdue au fond de mon lit, je n’arrivais pas à émerger de cette sensation liquide qui m’enveloppait dans sa torpeur absente. Je restais là, sans pouvoir bouger, comme hors de mon corps, recroquevillée dans cette atmosphère aqueuse et irréelle des instants de demi-veille. Les vapeurs de souvenirs indistincts m’étourdissaient, je revoyais des images, je ressentais des frissons, avec ce vague-à-l’âme qui m’envahissait comme une marée, gênée par cette profonde incertitude : avais-je vraiment vécu, ou bien n’était-ce qu’une rêve, qu’une fantaisie si désirée qu’elle en devient presque réelle au toucher?

Et pourtant, je sentais encore ses mains effleurer ma peau, son parfum se mêler à mes cheveux, laisser ses traces sur mes joues, mes lèvres et mon coeur enivré. Ses reflets blonds m’éblouissaient et ses yeux, les yeux mystérieux d’une sirène… son regard de jade, lumineux et cruel, savait transpercer mes plus secrètes profondeurs, me laissait nue et désemparée, sans masque, sans voile, sans faux sourire: je me retrouvais exposée an pleine lumière, sous les rayons d’un amour flamboyant.

Et la voilà disparue. Dans les visions qui hantaient mes nuits, elle apparaissait toujours comme une image évanescente. J’avais beau étendre la main, l’effleurer du bout des doigts, l’appeler, la poursuivre, elle fuyait toujours. Impossible de la rejoindre. Ne restait d’elle que le désir fou de l’enserrer dans mes bras, désir d’autant plus fou qu’inassouvi.

Alors je lui ai dit adieu. Peut-être avais-je trop peur, au fond, de cette tempête qu’elle suscitait en moi. Une peur absurde, absurde, de voir mon âme dévorée dans une étreinte absolue. Nous étions comme deux aimants, s’attirant inexorablement, puis se repoussant sans pitié une fois proche l’une de l’autre…

Nous? Quelle illusion. Elle était une mer infinie, miroitante de tendresse, et j’étais le rocher sur lequel elle venait se briser. Deux entités à jamais distantes, à la recherche d’un ciel sans frontières, où les désirs s’ébattaient comme des chevaux sauvages refusant d’être domptés.

J’aimais sa démarche fluide et ondulante ; les amples ailes de son long manteau noir se déployaient au vent à chaque pas, l’enveloppaient, semblaient l’emporter au loin. Je l’attendais patiemment dans un petit pré encastré entre les bâtisses industrielles des laboratoires universitaires, à l’ombre des hautes tours en amiante, symbole d’une modernité dépassée. Je guettais son ombre sur l’asphalte, le bruit léger et soyeux de ses pas. Elle arrivait alors, absorbée dans ses pensées, ou bien roulant le tabac dans un mince feuillet. J’aimais sa manière de rouler ses cigarettes, la précision et la douceur de ses mouvements pour obtenir une forme parfaitement cylindrique. Mon coeur sursautait, mais je faisais semblant de ne pas la voir. Je m’efforçais de l’ignorer, et plus je la refoulais, plus elle envahissait mes pensées. Une voix étrange résonnait dans mon coeur, murmurant d’inconnus enchantements. Il me semblait qu’elle s’enroulait autour de moi comme un serpent irrésistible.


Broken Sky

Ti prego, scaglia una pietra al cielo!

Ascolteremo

frantumarsi le stelle

ed incresparsi l’alba…

No, la notte non porterà più via

la tua ombra 

da me.


Un’infanzia trascorsa all’estero, nella scintillante Città-Veleno e poi il ritorno nella terra dei sogni, Roma.

Sedeva all’ultimo banco: non si alzava mai all’ora dell’intervallo, perché zoppicava leggermente ed ogni emozione si avvinghiava lungo le sue gambe come catene di titanio annodate in fondo allo stomaco. Essere taciturno e schivo, si schermiva dietro ai libri e appariva come un’automate interamente dedito allo studio, freddo e distante.

Accanto alla finestra, alla sua sinistra, sedeva una ragazza, dai pensieri un po’ malinconici e afflitta da assenteite chronica, nonché di frequenti torcicollo e bronchiti di vario genere, che sfiorava le note del pianoforte come si accarezzano i sogni più dolci e nascosti.

Non riusciva a comprendere come fosse nata la loro amicizia: quale scintilla, quale istante fatidico permette a due sconosciuti di avvicinarsi?


Stasera

Stasera vorrei trovare qualcosa che mi parlasse di te. Vorrei poter aprire una finestra sul tempo, sullo spazio, immergermi fino al collo nei ricordi, sentire le mie mani prendere le tue e tirarti fuori dall’Impossibile, per stringerti forte e non lasciarti andare più.

Vorrei cercare il tuo nome su google, perché su google si trova di tutto: in un clic saresti davanti a me, in un clic vedrei scorrere le immagini dei momenti trascorsi insieme a te, mentre entrambe fingiamo di non esserci lasciate mai, di non avere mai sentito il cuore agonizzare nel gelido morso della distanza e della solitudine.
Vorrei incontrare qualcuno che mi parlasse di te, che mi dicesse che tu sei felice, davvero… perché anche solo pensarti, perché anche solo sentire il tuo nome mi illumina.
Vorrei sentire la tua voce avvolgersi intorno a me, la tua voce ed i tuoi occhi abbagliarmi, stordirmi e risvegliarmi.

Un clic e sei con me, un clic, sei vicino a me, un clic… ti-tic, ti-tic, tititì, titiì, tititì`… è gia mattina.



Good Morning, Mosquito!

Un lontano pomeriggio d’estate. L’afa era così densa e avvolgente, le cicali così impegnate a stridere un accordo per il prossimo festival musicale, che il mondo intero sembrava sprofondare in un tempo infinito, come un ricordo sfuocato le cui immagini iniziano ad evaporarsi in un angolo della mente, annebbiando gli occhi. Un sole generoso irradiava in un suo sorriso oceani di calore ed una folta squadra di ghiaccioli venne mobilitata in silenzio, per non destare gli adepti della siesta.

Fu allora che tutto accadde. Un ronzio, uno schiaffo, troppo tardi. Il vampiro tigrato aveva colpito ancora.

“Perché esistono le zanzare?”, chiesi a mio fratello. “Quale utilità possono avere nel mondo? Sono solo degli esserini fastidiosi ed insignificanti.”

A quel tempo, le teorie di Darwin mi affascinavano.

Senza distogliere lo sguardo dall’orizzonte assopito, lui  mi rispose: “E tu? perché esisti? qual è il tuo posto nel mondo?”

Forse anch’io sono una zanzara. Una zanzara umana in cerca di un posto nel mondo.